L’impresa schiacciata tra le banche e la Regione

Sportello_bancaUn protocollo d’intesa per smobilizzare i crediti dei fornitori. Sanità e costruzioni i settori più esposti

ROMA – A sentire i banchieri è tutto molto semplice: “L’azienda che vanta un credito nei confronti  della Regione chiede innanzitutto che il suo credito gli venga certificato. Una volta ottenuto, lo propone in vendita alla banca che lo acquista ‘pro soluto’, assumendosi ogni rischio”. Parliamo di uno dei più gravi problemi delle piccole e medie imprese laziali che rischiano di essere schiacciate dalla zavorra finanziaria rappresentata dai crediti insoluti nei confronti della pubblica amministrazione.

La realtà tuttavia di centinaia di aziende fornitrici della Regione Lazio, che aspettano da mesi, se non da anni, di essere pagate, è ahimè molto più complessa. Infatti le condizioni capestro che gli istituti di credito pongono per rilevare il credito sono di quelle “medicine” che rischiano di ammazzare il malato. L’impresa cioè per ottenere la certificazione deve rinunciare tassativamente agli interessi maturati sul credito, alle more, alle azioni esecutive già intraprese e a quelle future, a qualsiasi altro onere accessorio. Insomma, una resa senza condizioni per veder soddisfatto un proprio sacrosanto diritto.

E’ chiaro che a quel punto il credito così blindato diventa moneta contante, appetibile per chiunque, e le banche di conseguenza ne fanno incetta a mani basse. Comunque,per coprirsi ulteriormente da qualsiasi residuo rischio presente o futuro, i nostri principali istituti, Unicredit e Banca Intesa per primi, hanno stipulato con la Regione Lazio un protocollo in base al quale di fatto, presentando i titoli all’incasso, vengono pagati all’istante dalla Regione.

Senza il pudore dell’ovvietà, uno dei banchieri impegnati in prima linea nel ricco business afferma: “La cessione alle banche dei crediti vantati consente di immettere immediata liquidità nel sistema economico territoriale e di limitare i costi derivanti dai ritardati pagamenti”. Dimentica forse di specificare che quei costi l’impresa li ha già sopportati attraverso il ricorso coatto all’indebitamento e che la vera beneficiaria di questa “pacchia” è la Regione che non paga interessi di sorta sul suo colossale debito pregresso (oltre alle banche, ça va sans dire, che lucrano sontuose commissioni).

Il povero imprenditore resta così schiacciato tra l’incudine del sistema creditizio che ormai non gli dà più un euro di prestito e il martello della pubblica amministrazione che non paga le fatture tanto alla fine non ci rimette niente. Forse gli andrebbe almeno risparmiata la beffa della stessa mano che da una parte gli offre il sostegno e dall’altra gli vuota il portafoglio.

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