Avio spa, un altro pezzo di Finmeccanica rischia di volare via

Turbina_BoeingLa società controllata, eccellenza del made in Italy, rischia di essere acquistata dal colosso francese Safran

TORINO – Mentre Edison è a un passo dall’accordo con i francesi di Edf, Ansaldo Sts sembra chiudere con l’americana General Eletric e Ansaldo-Breda rischia di essere ceduta alla francese Alstom, un’altra azienda simbolo di quel made in Italy sinonimo di eccellente qualità, rischia concretamente di finire nella mani straniere.

È il caso dello storico gruppo piemontese, Avio Spa, leader nel settore aerospaziale, controllato per l’81 per cento dal fondo Cinven e partecipato da Finmeccanica con il 14 per cento. Notizie recenti apparse sulla stampa specializzata, parlano di un forte interessamento di Safran, colosso francese del settore dell’aeronautica civile e militare, partecipato al 30 per cento dallo Stato francese, per l’acquisizione del controllo della società di Torino, tanto che sarebbero già stati incaricati Mediobanca e Ubs in vista di una possibile offerta. Oltre a Safran, anche i fondi di private equity Cvc e Clessidra sembrano essere interessati ad entrare nel capitale della società.

La cura dimagrante messa in atto da Finmeccanica, fatta di tagli e dismissioni, riguarderebbe dunque, oltre ad Ansaldo Breda, avamposto a livello mondiale dell’industria italiana nelle costruzioni di rotabili su ferro, anche Avio, un’altra realtà industriale di primaria importanza per l’Italia che opera in un settore strategico per il Paese, quello aerospaziale.  L’interesse del colosso Safran non è che l’ultimo in ordine di tempo di una continua emorragia dei nostri gioielli di famiglia più preziosi. I casi sopra citati fanno seguito a numerose acquisizioni di aziende italiane da parte di società francesi come la Parmalat, Bulgari, Moncler, Brioni. Tutte nostre aziende diventate multinazionali a livello mondiale.

Anche Avio è oggi un gruppo internazionale leader del settore aerospaziale, con sede a Torino. Fondato nel 1908 è presente in quattro continenti con sedi commerciali e 12 insediamenti produttivi. Conta circa 5.500 dipendenti di cui 4.700 in Italia. Nel 2010 ha generato ricavi per 1,75 miliardi di euro, mentre i dati consuntivi relativi al 1° semestre 2011 sono molto positivi, con ricavi pari a 898,8 milioni di Euro e con una Ebitda (i ricavi prima delle tasse) pari a 189,8 milioni di euro con incrementi, rispettivamente, pari al 10,7 per cento e al 13,9 per cento. L’azienda è inoltre attivo nel campo della ricerca e dello sviluppo tecnologico attraverso una rete di laboratori all’interno di campus universitari italiani e collaborazioni con 24 università e centri di ricerca italiani e internazionali.

Ad agosto Avio ha presentato la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni ordinarie sul Mercato Telematico Azionario (MTA), organizzato e gestito da Borsa Italiana. Contestualmente ha presentato formale richiesta alla Consob di autorizzazione alla pubblicazione del Prospetto Informativo relativo all’offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione e ammissione alla quotazione.

Venerdì scorso il gruppo ha fatto retromarcia ritenendo non opportuna una IPO nel 2011. Dovrebbe essere la Consob a confermare la sospensione del processo di quotazione della società e spiegarne le ragioni, così come il ministro dell’Economia Tremonti potrebbe chiarire come mai l’Italia sta perdendo i suoi ‘pezzi’ migliori, senza che il suo Fondo per le imprese strategico muova un dito.

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