Europa 7, la sentenza alla Corte europea di Strasburgo

francesco-distefano-SLIDERDi Stefano chiede 2 mld di danni. Lo Stato italiano deve dimostrare di non aver violato il diritto all’informazione

ROMA – E’ arrivato alla Corte di Strasburgo per una “sentenza esemplare”. Francesco Di Stefano, editore televisivo e proprietario di Europa 7, è nella città francese sede della Corte europea dei diritti dell’uomo per l’udienza del processo che lo vede contrapposto allo Stato italiano nel caso Rete 4-Europa 7.

La vicenda giudiziaria è cominciata nel 1999, quando Europa 7 ottenne la concessione delle frequenze nazionali. La licenza prevedeva l’inizio delle trasmissioni entro il 31 dicembre di quell’anno, ma i ricorsi presentati da alcune emittenti (Rete Mia, Rete Capri, Rete A) ritardarono il piano di assegnazione. Il ministero delle comunicazioni, ignorando il risultato della gara pubblica, permise la prosecuzione delle trasmissioni analogiche da parte delle reti “eccedenti”, tra cui Rete 4.

Nel 1999 Di Stefano si rivolse al Tar. Sia il tribunale amministrativo che, nel 2001, la Corte Costituzionale stabilirono che il ministero avrebbe invece dovuto liberare e riassegnare le frequenze. Non solo: la Corte fissò di nuovo la data del 31 dicembre 2003 per il passaggio esclusivo al satellite di Rete 4. Europa 7 avrebbe quindi finalmente preso le frequenze liberate.

Eppure neanche in quell’occasione Di Stefano ottenne il dovuto. Il 24 dicembre del 2003, a sette giorni dalla scadenza della Corte Costituzionale, il governo Berlusconi fece approvare un decreto legge (cosiddetto “salvareti”) per consentire a Rete 4 di proseguire le trasmissioni. Quattro mesi dopo, ad aprile 2004, la legge Gasparri stabilì inoltre che la diffusione dei programmi radiotelevisivi sarebbe proseguita “con l’esercizio degli impianti legittimamente in funzione alla data di entrata in vigore della norma”.

Europa 7 fece nuovamente ricorso, prima al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato, e nel 2005 il caso arrivò alla Corte di Giustizia Europea dove fu messo in discussione l’intero impianto legislativo italiano. La sentenza arrivò nel 2008: secondo Strasburgo il sistema televisivo in Italia non era conforme alla normativa europea e un ritardo nell’applicazione della direttiva comunitaria avrebbe comportato una multa di circa 350.000 euro al giorno.

La disputa sull’assegnazione delle frequenze è stata risolta nella primavera del 2010 e l’11 ottobre dello stesso anno è avvenuto l’inizio definitivo delle trasmissioni di Europa 7, visibili tramite l’apposito decoder. E’ rimasta, però, la questione del diritto all’informazione su cui sono chiamati ad esprimersi i 17 giudici della Corte europea, che dovranno valutare se l’Italia ha violato il diritto alla libera espressione di Europa 7 e quindi quello degli italiani a essere informati. e se lo Stato italiano abbia violato il diritto alla proprietà privata (ed eventualmente stabilire l’ammontare del danno). Di Stefano è stato già risarcito nel 2009, quando il Consiglio di Stato gli ha riconosciuto una compensazione di un milione di euro.

“Abbiamo chiesto due miliardi”, ha detto oggi Francesco Di Stefano a Strasburgo. I giudici delibereranno subito dopo l’udienza ma si dovranno aspettare tre mesi per la notifica della decisione, che è inappellabile.

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