Il piano per lo smaltimento delle scorie radioattive

giuseppe-nucci-SLIDERLa Sogin è incaricata di smantellare le vecchie centrali. Commessa da 4,8 miliardi di euro

ROMA – Nella tormentata vicenda dell’energia nucleare italiana, passata attraverso due referendum, piani di investimento faraonici, polemiche feroci e oggi definitivamente tramontata, c’è una linea mai interrotta rappresentata dall’attività di decontaminazione e smaltimento delle scorie delle vecchie centrali nucleari costruite prima del referendum dell’87. Incaricata di questa delicata missione è dalla fine degli anni 90 la Sogin, una società posseduta interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze, anche lei oggetto in passato di critiche e contestazioni.

Oggi Sogin lavora a pieno ritmo sugli impianti dismessi di Trino Vercellese, Caorso (PC), Latina e Garigliano di Sessa Aurunca (CE). Nel primo semestre 2011 ha realizzato attività di decommissioning pari a 22,1 milioni di euro, con un incremento del 50% rispetto alla media del periodo 2007-2010. Nel piano industriale 2011-2015, approvato oggi dal Consiglio di amministrazione della società, sono illustrate in dettaglio le varie fasi di attività dei prossimi quattro anni, in cui si arriverà a demolire anche le parti convenzionali degli impianti. Per la verità, questo programma è già stato avviato a Latina nell’agosto scorso con la demolizione del pontile, una struttura in cemento armato lunga 750 metri, che ha permesso di restituire alla cittadinanza l’utilizzo della costa e del tratto di mare antistante la centrale.

Il Piano che da qui al 2015 impegnerà tecnici e imprese ha come obiettivi fondamentali la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dagli impianti nucleari dismessi; lo smantellamento degli edifici convenzionali; la realizzazione del Parco Tecnologico e del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi; la valorizzazione anche all’estero delle competenze delle imprese italiane qualificate da Sogin.

Per fare tutto questo e arrivare, come si dice, al “prato verde” occorrono ancora 4,8 miliardi

di euro, dopo i 1,7 già spesi. Gli investimenti riguarderanno lo smantellamento degli impianti (1,7 miliardi), il riprocessamento del combustibile (0,9), il mantenimento in sicurezza (1,4) e il conferimento delle scorie al Deposito nazionale (0,8). Nel primo semestre 2011, Sogin ha realizzato attività di decommissioning pari a 22,1 milioni di euro.

L’anno scorso una legge ha affidato a Sogin la localizzazione, realizzazione e gestione del Parco tecnologico e del Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, che permetterà di mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dal decommissioning e dalle quotidiane attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che ogni anno producono circa 500 metri cubi di rifiuti, oggi custoditi in diversi depositi temporanei sparsi nel territorio italiano

Il Deposito sarà una struttura di superficie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali, che consentirà la sistemazione definitiva di circa 80 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea di circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività. Il 70% del totale di questi rifiuti proverrà dagli impianti nucleari in dismissione, mentre il restante 30% dalle attività di medicina nucleare, industriali e della ricerca. Il costo previsto per il Deposito ammonta a 2,5 miliardi, di cui 1,8 per le infrastrutture, 1,1 per il Parco tecnologico e 0,6 per la progettazione e la costruzione del Deposito vero e proprio.

“Il Deposito nazionale – ha dichiarato Giuseppe Nucci, Amministratore Delegato di Sogin – sarà realizzato all’interno di un Parco Tecnologico, centro di eccellenza italiano, dedicato alle attività di ricerca e formazione per il decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi”.

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