Monta la febbre del sabato pomeriggio

indignados-usa-SLIDERIl 15 ottobre si ritroveranno a Roma duecentomila indignati (secondo le stime) per protestare contro il sistema finanziario che ha generato la crisi e che tende a ripetersi. Massiccio schieramento delle forze dell’ordine per vigilare sul corteo e presidiare i siti sensibili della città

 

ROMA – Non è l’assalto al Palazzo d’inverno, ma l’appuntamento del 15 ottobre a Roma di tutti gli “indignati” d’Italia (e non solo) è ormai entrato di prepotenza nell’agenda delle forze dell’ordine, delle istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, dell’amministrazione capitolina. Mentre scriviamo è in corso un summit tra il sindaco, il prefetto, il questore e il comandante dei carabinieri, per mettere a punto il piano di contenimento della manifestazione di sabato e di contrasto degli eventuali scontri.

Già all’inizio della settimana il ministero degli Interni aveva lanciato l’avviso di “massima allerta” che comporta la mobilitazione di tutte le forze disponibili sul territorio, la loro integrazione con risorse fatte convergere a Roma da altre parti d’Italia (si parla di 2000 agenti di polizia in città, oltre a carabinieri, vigili del fuoco e finanzieri), un approfondito lavoro di intelligence e uno stretto coordinamento operativo affidato al prefetto Pecoraro. Sotto il profilo strategico non trapelano grandi notizie, salvo che il dispositivo predisposto dalle forze dell’ordine sarà all’insegna della “improvvisazione”, che non è in senso letterale un happening di fine settimana, ma la scelta di vigilare sulla manifestazione, tenendo contemporaneamente sotto stretta sorveglianza tutti i siti oggetto di possibili assalti, come banche, palazzi istituzionali, sedi di grandi imprese.

Sull’altro fronte intanto il movimento si ingrossa ogni giorno attraverso la rete. Prima erano i centri sociali, i collettivi operai e universitari, i sindacati di base. Adesso a loro si sono aggiunti – come è già avvenuto negli Stati Uniti, in Grecia, in Spagna e in altre parti del mondo – associazioni politiche e culturali, organizzazioni femminili, pezzi di società civile che non contestano solo il governo ma l’intero sistema che genera sacrifici economici e ingiustizie sociali.

Al grido di “siamo il 99% che vive in un sistema costruito a immagine e somiglianza dell’1%”, la parola d’ordine che infiamma gli animi e ingrossa le fila è: “Questo debito non l’abbiamo fatto noi e dunque noi non lo paghiamo”. L’obiettivo perciò di salvare le banche, a cui stanno lavorando in queste ore le autorità monetarie europee, suona agli occhi degli “indignati” come una intollerabile provocazione. Per questo, in vista di sabato, il primo bersaglio è la Banca d’Italia dove oggi un gruppo di giovani che si definiscono ironicamente “draghi ribelli” si è radunato a via Nazionale per consegnare al Presidente della Repubblica una lettera aperta sulla crisi.

 

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