L’arte sovietica del Novecento a Palazzo delle Esposizioni

mostra-russa-SLIDERLe mostre Realismi socialisti e Aleksandr Rodcenko raccontano la storia di un popolo e dei suoi ideali

ROMA – C’è la storia intera di un periodo cruciale del Novecento nella presentazione al Palazzo delle Esposizioni delle due mostre “Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920-1970” e “Aleksandr Rodcenko”. C’è infatti l’eterno dibattito tra libertà e dittatura, tra sperimentazioni e ripiegamenti.

Nella retrospettiva dedicata al grande artista Rodcenko emergono gli ideali di rinnovamento che l’arte contribuì a far conoscere negli anni successivi alla rivoluzione di ottobre. Nella grande esposizione sui Realismi socialisti che la affianca c’è invece la fine drammatica di quegli stessi ideali visti attraverso l’arte ufficiale divenuta propaganda di regime.

E’ vero che il ritorno all’ordine e al figurativo attraversa tutta la pittura europea della metà degli anni Venti producendo ovunque questa stessa dicotomia, ma qui se ne respira lo svolgersi che anche una critica odierna senza pregiudizi non riesce ad assolvere.

Le tele che ci restituiscono la storia della Russia sovietica, che ci presentano cerimonie pubbliche, episodi di cultura popolare, ritratti dei potenti, scene campestri, masse di lavoratori, tragici episodi di guerra, non riescono a trovare, all’infuori della meraviglia che suscitano per la iperbolica grandezza, un linguaggio, uno stile. Generano sorpresa “Il Congresso della Terza Internazionale”, con quella moltitudine di volti che hanno grandi aspettative, o “Il Trionfo del popolo vittorioso” del 1949 che descrive, sulla Piazza Rossa, i soldati tedeschi che depongono vessilli e insegne ai piedi degli ufficiali russi.

Gli altri dipinti, specie andando avanti nel tempo, mostrano un realismo piatto e accademico, lontano da tutti quei nuovi aneliti di libertà che cominciavano ad invadere l’Europa e il mondo. Diverso è il respiro dell’esposizione dedicata a Rodcenko, figura chiave dell’avanguardia russa e tra i capofila del costruttivismo. Pittore, grafico, designer, questa mostra ne sottolinea l’invenzione, la sperimentazione continua, lo stile innovativo nel campo della fotografia, del fotomontaggio consegnandolo come maestro insuperabile del modernismo.

Circa 300 lavori, disposti magistralmente in un allestimento di grande fascino, ci presentano scatti e invenzioni che sono un continuo inno alla libertà di espressione, di visione, di sperimentazione, che si scontrerà con i dettami dell’Unione Sovietica e che lo farà espellere, negli anni Trenta, dall’Unione degli artisti.

Possiamo seguire con interesse crescente lo svolgersi del lavoro di questo grande artista tra le foto dei familiari e degli amici, alcuni grandi protagonisti del teatro, della poesia, primo fra tutti Vladimir Majakovsky, del quale illustrò alcune edizioni di libri, le foto dello sport e del circo, le novità apportate nel campo della fotografia documentaria, le visioni prospettiche che rendono speciale l’architettura e le città, soprattutto il lavoro del fotomontaggio. Prendendo infatti a modello i collage francesi Rodcenko include nei suoi lavori, a cominciare dal 1918, ritagli di giornali, frammenti di cartoline e francobolli, rettangoli neri o colorati dando vita ad un sistema “costruttivo”che rifletteva la nuova complessità del mondo. Su tutto emerge un nuovo senso dello spazio che darà, grazie a lui, la possibilità di vedere oltre le cose e che, nel campo pubblicitario, porterà a nuove modalità di promozione. 

(Maria Grazia Tolomeo)

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