La grande abbuffata di Mediobanca

Piazzetta_Cuccia_sede_di_MediobancaNell’ultimo esercizio finanziario i manager della banca, oltre a stipendi sontuosi, si sono divisi 88 milioni di bonus

ROMA – Nella relazione che sarà illustrata all’assemblea dei soci del 28 ottobre prossimo, Mediobanca spiega  che, visti i tempi difficili, per l’esercizio concluso il 30 giugno scorso, i dirigenti membri del consiglio di amministrazione non hanno percepito alcun compenso variabile. In particolare la relazione spiega che “le previsioni per l’esercizio 2011-2012 sono fortemente condizionate dal rischio di una nuova contrazione dell’economia dell’area euro e dalla notevole instabilità dei mercati

Sono però molto meno pessimistiche le note che riguardano le retribuzioni della dirigenza Mediobanca. I compensi ricevuti infatti dall’amministratore delegato Alberto Nagel per l’esercizio 2010-11 sono pari a 2,93 milioni di euro, oltre a 150.000 euro percepiti quale amministratore e 2,78 milioni per gli incarichi ricoperti (compresi 384.000 euro di premio di anzianità ventennale una tantum). Al presidente, Renato Pagliaro, la società di piazzetta Cuccia ha corrisposto 2,55 milioni di euro (incluso il gettone da 150.000 euro in qualità di amministratore).

Ma se i vertici di Mediobanca ridono, anche i manager di prima fascia non piangono. Al direttore generale Francesco Saverio Vinci sono infatti andati 2,15 milioni di euro, a Massimo Di Carlo 2,25 milioni e a Maurizio Cereda 2,1 milioni. Complessivamente, nell’esercizio chiuso tre mesi fa, i primi 100 manager di Mediobanca si sono divisi 88 milioni di euro di emolumenti extra, in relazione alle performance ottenute.

Sulla base di queste cifre, il senatore Elio Lannutti (Idv) ha chiesto al ministro Tremonti di sapere “quali iniziative urgenti intenda intraprendere al fine di prevedere che i sistemi retributivi degli amministratori e dei membri del consiglio d’amministrazione degli istituti di credito non siano in contrasto con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo, stabilendo altresì il divieto di includere le stock option e le azioni, tra gli emolumenti e le indennità…….al fine di porre un tetto agli stipendi e ai bonus dei banchieri, conseguiti, specie in Italia, a carico di risparmiatori, famiglie e piccole e medie imprese”.

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