Tagli alla Dia, contrordine compagni

Direzione_antimafiaLa notizia di possibili decrutazioni è stata smentita stamattina dalle amministrazioni centrali

ROMA – La notizia circolata ieri, attraverso una lettera firmata dalle principali sigle sindacali delle forze di polizia, che ha trovato larga eco sui media, era il presunto taglio dell’indennità aggiuntiva dei dipendenti della Direzione Investigativa Antimafia. Nella missiva, indirizzata al ministro dell’Interno, si affermava che il neo direttore D’Alfonso avrebbe messo a disposizione del dipartimento della Polizia la ‘Tea’, il trattamento economico aggiuntivo, che avrebbe causato un taglio di circa 7 milioni di euro, comportando una decurtazione dello stipendio al personale pari al 20 per cento.

Da una verifica di Romacapitale.net tra i principali soggetti interessati, nonché tra le organizzazioni sindacali, la notizia è stata però smentita ‘ufficiosamente’ dalle amministrazioni centrali. Ufficiosamente perché, come succede in questi casi, non vi era alcuna intenzione, nessuna proposta formale di apportare decurtazioni alle strutture di base dell’organismo, ma solo indiscrezioni.

A confermarlo questa mattina il segretario generale del sindacato italiano lavoratori di Polizia, Silp Cgil, Claudio Giardullo. “Avevamo avuto delle indiscrezioni su possibili azioni del governo nei nostri confronti. Abbiamo quindi voluto mettere in chiaro quello che pensiamo. L’amministrazione ci ha però chiamato per assicurarci che non vi è alcun atto in tal senso e che dobbiamo stare tranquilli. È una buona notizia che, fino a prova contraria, ci rassicura, anche se a dirle la verità, io proprio tranquillo non sono”.

La preoccupazione di Giardullo è la continua emorragia di risorse economiche avvenuta nel corso degli anni, passate dai 28milioni di euro nel 2001 ai 15 attuali. “Senza contare – sottolinea ancora il segretario – che nell’ultima manovra di agosto, c’è stato un’ulteriore taglio di 1 miliardo per i prossimi due anni. Una questione, quella delle continue decurtazioni, – conclude – preoccupante visto il delicato settore in cui operiamo”.

D’altronde il fenomeno della criminalità organizzata a tutti i livelli è purtroppo in continua crescita soprattutto nella Capitale. La portata criminale dei recenti episodi avvenuti a Roma ha fatto alzare l’asticella dei livelli di sicurezza. Banditi scatenati che sparano e uccidono a volto scoperto, guerra di bande sul modello della banda della Magliana, arresti di boss della camorra stabilmente insediati a Roma, sequestri di beni patrimoniali in città per centinaia di milioni appartenenti alla ndrangheta calabrese, la mafia siciliana padrona da anni di intere fette di territorio nell’hinterland romano.

Insomma la malavita, la criminalità ad alto livello e le bande che cercano di controllare il territorio è una realtà con cui confrontarsi e che non può essere sottovalutata. Bisogna invece cercare in tutti i modi di contrastarla senza abbassare il livelli di guardia. Le istituzioni locali da sole non possono fare molto anche se quel poco che possono fare lo stanno portando avanti con determinazione.

L’allarme criminalità a Roma va dunque combattuta con tutte le forze dell’ordine, le istituzioni nazionali, le agenzie di intelligence a disposizione. La parte del leone la fa la Dia, il cui compito è quello appunto di investigare, prevenire e contrastare la forza economico-finanziaria della criminalità organizzata sul territorio.

Un’attività i cui risultati sono evidenti: in tema di aggressione ai patrimoni mafiosi, nel primo semestre 2009-2011 sono stati sequestrati e confiscasti beni stimati rispettivamente per un valore di 5,7 miliardi di euro e di 1,2 miliardi di euro. Un’azione di contrasto insostituibile nella lotta alle mafie.

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