Csm, il plenum vota sull’addio di Palma alla toga

nittopalmaIl Guardasigilli lascia la magistratura e si rimette in moto la macchina per gli incarichi direttivi

ROMA – Ormai da dieci anni aveva riposto la toga nel cassetto, quando nel 2001 era approdato per la prima volta in Parlamento con Forza Italia. Ma dopodomani, ufficialmente, arrivano sul tavolo del Csm le dimissioni dalla magistratura del ministro della Giustizia, Nitto Palma. Sulla decisione del Guardasigilli, già pm della Procura di Roma e della Direzione nazionale antimafia, di lasciare l’ordine giudiziario si è già espressa la Quarta commissione di Palazzo dei Marescialli, che ha chiesto al plenum di accettare le dimissioni del ministro. Una decisione che appare scontata, perché il Csm dovrà prendere atto solo di quelle dimissioni.

Meno scontata invece appare una pacificazione, in un clima apparso quanto mai infuocato, tra il ministro della Giustizia e il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, Michele Vietti. Motivo del contendere, a colpi di colonne di giornale: il caso Miller. Palma ha accusato il Csm di aver sollevato il problema di trasferire il capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, dopo che lui aveva deciso di mandare gli ispettori a Napoli e Bari. Vietti ha replicato seccamente: “Mi spiace dover smentire il ministro. Non è vero che il Csm si sia mosso su Miller dopo l’annuncio delle sue ispezioni a Napoli e Bari” Il plenum, ha ricostruito Vietti, ha archiviato a metà giugno la pratica di trasferimento d’ufficio del capo dell’Ispettorato del ministero di Giustizia e “contestualmente ha disposto la trasmissione degli atti alla quinta e alla terza commissione, per le valutazioni di competenza”. Nella sua delibera di giugno il plenum ha evidenziato: “In astratto le condotte tenute dal dottor Miller potrebbero integrare i presupposti per l’apertura di una procedura ex art. 2 legge Guarentigie (trasferimento d’ufficio), ma il ruolo ricoperto dal dottor Miller non è a disposizione del Csm”. E questo perché Miller è da tempo fuori ruolo.

Dunque, Palazzo dei Marescialli nulla può? “Il 21 settembre – ha spiegato Vietti – la Terza commissione ha chiesto un parere all’Ufficio studi sull’ammissibilità della revoca del collocamento fuori ruolo anche per incarichi fiduciari, di diretta collaborazione con il ministro. Non aggiungo nulla di più perché ovviamente quando una commissione lavora, il vicepresidente tace”.

E mentre si attendono sviluppi sul caso Miller, dopo la pausa estiva riprende a girare il meccanismo di copertura degli incarichi direttivi di tutta Italia. Tra i vari possibili spostamenti, quello del magistrato torinese Raffaele Guariniello, conosciuto per le sue inchieste sul doping nel mondo del calcio e per processi come Thyssenkrupp ed Eternit. Guariniello, dopo quella per la Procura di Napoli, ha inoltrato domanda per diventare procuratore a Roma. La proposta dovrà essere vagliata dal Csm, che sarà chiamato a scegliere su un lotto di almeno ventidue richiedenti. L’eventuale trasferimento di Guariniello a Roma o a Napoli, se venisse accettato, troverebbe però due ostacoli: in primo luogo, il magistrato vuole attendere l’esito del maxi-processo Eternit, che è tuttora in corso, e preparare l’appello del processo Thyssenkrupp. Negli uffici della Procura di Torino, inoltre, c’è molta preoccupazione per quello che potrebbe succedere alla fine dell’anno, quando, per effetto delle norme dell’ordinamento giudiziario, sarà necessario smantellare il ”pool tutela del consumatore”, composto da pubblici ministeri altamente specializzati nelle inchieste su infortuni sul lavoro e malattie professionali. A lasciare il gruppo dovranno essere subito sei magistrati su nove; per un settimo, l’incarico scadrà pochi mesi dopo. La Procura di Torino ha sollevato il problema nelle sedi competenti, avviando anche contatti con il Ministero del Lavoro, ma per il momento, secondo quanto si apprende, non ci sono novità: una delle richieste é che si proceda all’avvicendamento in modo graduale e non così traumatico. ”I successori dei pubblici ministeri che formano il pool in questo momento – dice Guariniello – saranno sicuramente validi, ma devono costruire le competenze e maturare le esperienze necessarie. E queste – conclude – non sono cose né rapide né facili”.

E ancora, sul fronte disciplinare, la Cassazione ha sanzionato in via definitiva, con la perdita di quattro mesi di anzianità di servizio, l’ex presidente del Tribunale del riesame di Catanzaro, Maurizio Salustro. Il magistrato aveva inviato al Csm una lettera di dimissioni che conteneva però anche considerazioni offensive sui togati, sul vicepresidente di Palazzo dei Marescialli e anche su numerosi magistrati della Cassazione. Tutti erano dei totali ”incompetenti” bravi solo a fare ”pagliacciate” e che dovevano ”vivamente vergognarsi”: per questo l’autore della missiva, è stato sanzionato. I supremi giudici, infatti, con la sentenza 20935 hanno respinto il ricorso con il quale Salustro, nel frattempo inviato all’estero come magistrato addetto alla missione ‘Eulex’ in Kosovo, aveva reclamato contro la sentenza disciplinare emessa a suo carico dal Csm lo scorso 8 febbraio. Senza successo l’ex presidente del Tribunale del Riesame di Catanzaro ha sostenuto che la sua lettera di dimissioni non aveva valore diffamatorio in quanto dopo pochi giorni aveva chiesto allo stesso Csm di lasciar perdere la sua richiesta. Infatti è tuttora in servizio. Ma i supremi giudici hanno rilevato che ormai la missiva era stata portata nel plenum del Csm per istruire le pratiche del pensionamento e dunque le parole offensive erano state divulgate. Salustro ce l’aveva con il Csm e con la Cassazione per provvedimenti disciplinari nati da sue violazioni nella formazione dei collegi della sede di Catanzaro.

(Valentina Marsella)

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