Gara per il gas: probabile ricorso al Tar

gasTempi, modalità e clausole rischiano di mandare all’aria l’importante bando capitolino che coinvolge 7 comuni laziali

ROMA – Non si placano le polemiche e le controversie intorno al bando di gara del Comune di Roma del 27 settembre scorso per la nuova concessione sulla distribuzione del metano nella Capitale per i prossimi 12 anni.
Dopo la levata di scudi del Pd capitolino, che aveva denunciato la possibile esclusione di Acea alla luce delle condizioni di accesso alla procedura, oggi a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il presidente di Anigas, l’associazione confindustriale delle aziende private del gas, Bruno Tani.

“Il Comune di Roma – ha chiosato Tani – ha emanato un bando di gara con modalità e tempistiche completamente sbagliate, ossia prima che il ministero dello Sviluppo economico emanasse il regolamento sui criteri ‘standard’ per le gare per la distribuzione del gas. Per questo temo che si ricorrerà al Tar”. Il riferimento è al regolamento Mse sui criteri per le concessioni del metano, da tempo atteso ma non ancora pubblicato. Nelle scorse settimane il provvedimento ha ricevuto il necessario parere del Consiglio di Stato (pubblicato poche ore dopo il bando di Roma, ndr) ed è ora in attesa di uscire in Gazzetta Ufficiale. Il bando comunale dunque non terrebbe conto delle indicazioni del provvedimento.

“La normativa prevede – spiega ancora Tani – che, ad esempio, uno degli elementi base siano le migliori condizioni per i clienti finali, cosa che qui invece vengono del tutto trascurate. Per non parlare – aggiunge – delle condizione economiche richiesti nella gara: talmente irragionevoli da dissuadere chiunque dal parteciparvi. Con il rischio – conclude – che vada deserta”. Il presidente spiega infatti che chiunque vincesse la gara si troverebbe a gestire il servizio in condizioni difficili con gravi oneri a carico. Perfino se si vincesse con il solo valore della base d’asta bisognerebbe tirare fuori tante risorse che ne risentirebbero la qualità e la sicurezza della rete, cosa che in questo campo non è certo un elemento da trascurare”.

Le clausole del bando pubblicato, o meglio del disciplinare di gara, sembrerebbero escludere di fatto, per ragioni eminentemente finanziarie, la possibile partecipazione dell’Acea ad un appalto del valore stimato di 1,2 miliardi di euro. “L’Acea – continua ancora il presidente – potrebbe partecipare solamente in joint venture al 40% con un socio di maggioranza” che superi le soglie del disciplinare. Una soluzione, quella di una jv col gestore uscente Italgas, proprietario della rete, che – come segnalato a suo tempo – sarebbe in ogni caso per Acea anche l’unica possibilità di partecipare, dato il costo proibitivo del riscatto della rete.

In questo senso anche nelle ultime settimane sono tornate nuovamente a circolare indiscrezioni su un accordo tra la società Acea e la società del gruppo Eni, che verosimilmente però preferirebbe non dover spartire la torta.

“Una gara dunque – sottolinea Tani  – fatta dal Comune solo per drenare soldi. Senza contare che l’amministrazione, azionista e banditore della gara, è allo stesso tempo socio di maggioranza dell’Acea: cosa da far urlare l’Antitrust!”.

Dopo le prime polemiche seguite alla pubblicazione del bando, il Comune ha parlato della possibilità di modificarlo. “Il bando di gara per l’affidamento del servizio di distribuzione gas a Roma, pubblicato ieri, sarà sottoposto ad attente verifiche per eventuali integrazioni”. Un’opportunità che sarebbe offerta, peraltro, da una norma ad hoc che il ministero dello Sviluppo Economico si sarebbe impegnato con l’Anci a inserire nel regolamento sui criteri di gara, mettendo i Comuni al riparo da ricorsi delle imprese in caso di modifiche apportate a bandi di gara già pubblicati.

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