Grandi movimenti per Grandi Stazioni

termini-stazione-SLIDERL’amministratore del gruppo Fs ha messo in vendita la società che gestisce le maggiori stazioni ferroviarie italiane

ROMA – La grinta di Mauro Moretti non conosce ostacoli né industriali, né amministrativi. La sua gestione monarchica di un gruppo di proprietà dello Stato al 100 per cento è l’esempio più eloquente di quelle public companies dove i manager fanno e disfano qualunque cosa a loro incondizionata discrezionalità.

Nessuno dubita che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato disponga di una procura generale in bianco del ministro dei Trasporti, perché diversamente non gli sarebbero consentite certe invasioni di campo politico, come fa nella sua più recente intervista. A prescindere dalle valutazioni di merito sulle sue esternazioni (che peraltro ci trovano quasi sempre d’accordo), colpisce l’orizzonte dei suoi interventi e la disinvoltura con cui tratta investimenti in tutto il mondo, detta la linea di un’Authority dei trasporti, mette i paletti al servizio universale, condiziona il rapporto con le regioni, compra e vende asset del gruppo come fossero cosa sua.

Adesso ha deciso di mettere all’incanto la partecipazione maggioritaria di FS in Grandi Stazioni SpA, la società che valorizza e gestisce le tredici principali stazioni ferroviarie italiane. La Spa è infatti controllata al 60 per cento da Ferrovie dello Stato e al 40 per cento da Eurostazioni Spa, di cui fanno parte Edizione Srl (Gruppo Benetton), Vianini Lavori Spa (Gruppo Caltagirone), Pirelli & C. (Gruppo Pirelli) e Sncf Partecipations S.A. (Société Nationale des Chemins de Fer). Con ricavi per 206 milioni di euro, un margine operativo lordo di 64 milioni (+30% sul 2009) e utili raddoppiati in un anno, Grandi Stazioni è considerata a ragione “una gallina dalle uova d’oro”.

Il presidente della società controllata è anche presidente della controllante, cioè sempre lui, Mauro Moretti, il quale ha già fatto anche la lista degli eventuali aspiranti compratori: “I più titolati sono i nostri partner Benetton e Caltagirone, sempre che facciano una proposta adeguata. Ne stiamo già parlando”. E gli “odiati” francesi di Sncf, anche loro soci in Grandi Stazioni? “Nemmeno a parlarne, sono nostri competitor”.

I motivi che potrebbero spingere Benetton e Caltagirone a farsi avanti sono chiarissimi: per il primo si tratterebbe di integrare il suo già ricco panel di infrastrutture nel campo dei trasporti, mentre per il secondo, che soffre per la raccolta pubblicitaria dei suoi giornali, una “idrovora” di pubblicità come Grandi Stazioni sarebbe una panacea. Molto meno chiari invece i motivi che possono indurre il king delle ferrovie a disfarsi di un asset così proficuo. Non è certo la preoccupazione per l’indebitamento del gruppo che non è ai livelli di guardia. Potrebbe essere la voglia di sbarazzarsi di un’infrastruttura che di qui a poco, a seguito della liberalizzazione, sarebbe costretto a mettere al servizio di suoi concorrenti. E questo per Moretti, si sa, è intollerabile.

Abbiamo chiesto comunque al ministro Matteoli che ne pensa di tutto questo, ma per il momento a Porta Pia tutto tace.

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