Forze dell’ordine, dopo i sassi i tagli

Maroni_sliderMaroni promette di ridurre i tagli al bilancio della sicurezza, ma Tremonti annuncia la scure di 7 milioni di euro alla Dia

 

ROMA – E’ abbastanza sorprendente quello che sta accadendo dopo i fatti di Roma del 15 ottobre. La forza evocativa delle immagini delle devastazioni passate per giorni sulla rete e su tutte le televisioni, non solo italiane, ha riempito di sdegno l’opinione pubblica, senza distinzioni politiche, anagrafiche o religiose.

Allora dov’è la sorpresa? Sta nel fatto che quelle violenze dei black bloc si ripetono puntualmente, con maggiore o minore intensità, in occasione di importanti manifestazioni o di riunioni dei “grandi” in Italia o in altri paesi occidentali. Quello di sabato scorso infatti sembrava il replay di Genova 2001, con l’unica variante del morto. E anche le reazioni del giorno dopo non sono state molto dissimili: condanne unanimi delle forze politiche, i se e i ma dei benpensanti, le tesi del complotto o delle provocazioni prima sussurrate poi via via più intense, le promesse del pugno duro e della faccia feroce che svanisce rapidamente e infine la liturgia finale del ministro che riferisce in Parlamento.

Già, il ministro Maroni in Senato. La sua dotta lezione sulla nascita e sull’evoluzione del movimento anarco-insurrezionalista ha suscitato interesse degli studiosi di terrorismo e in molti la domanda spontanea: “Ma se sapevate tutte queste cose dei delinquenti che hanno compiuto il sacco di Roma perché non li avete fermati prima? Perché avete mandato poliziotti, carabinieri e finanzieri allo sbaraglio con scudi e manganelli contro avversari armati di tutto punto?”.

L’ira dei carabinieri espressa dal Cocer dell’Arma appare più che giustificata. “Alla nostra classe politica non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangia, oppure lavora dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Ci chiediamo a questo punto quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati! I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un Governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze, etc) e che continua a chieder loro sacrifici economici senza la minima idea di una riforma sostanziale e strutturale che possa garantire certi margini di miglioramento nel breve, medio o lungo periodo”.

La questione dei tagli al bilancio della sicurezza, al di là di tutte le chiacchiere di circostanza, appare come l’unica cosa concreta di cui discutere. In Senato il ministro Maroni se l’è cavata comunicando “un primo significativo risultato ottenuto con la decisione di ridurre il taglio di risorse per il 2012 di 250 milioni di euro”. Peccato che si sia dimenticato di dire a quanto ammontano in totale quei tagli e quanto pesa percentualmente lo “sconto” concesso. E il risultato politico sembra ancor più insignificante se rapportato alle stesse parole del ministro dell’Interno, che denuncia (a chi? ndr) “l’insufficienza degli attuali strumenti a disposizione delle forze dell’ordine per intervenire sia a livello preventivo che repressivo in modo efficace nei confronti dei gruppi violenti”.

Per mentre il ministro fa promesse al Senato, la “mietitrebbia” di Tremonti non si ferma e taglia 7 milioni di euro nei confronti del personale della Direzione investigativa antimafia. Notizia quest’ultima circolata negli ambienti ministeriali appena qualche giorno fa, ma smentita categoricamente subito dopo dallo stesso titolare del Viminale. “Questa decisione – ha dichiarato l’eurodeputata Rita Borsellino – non solo conferma il disinteresse di questo governo nei confronti della difesa della legalità, ma mortifica tutti coloro che ogni giorno mettono la propria vita al servizio dello Stato e della libertà di tutti gli italiani”.

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