Calamità o cattiva gestione, ma chi paga?

maltempo-roma-SLIDERDopo il nubifragio e prima della stima ufficiale dei danni, le incertezze sulla responsabilità dei danni pubblici e privati

ROMA – Roma capitale delle emergenze. L’autunno nero della città eterna sembra non conoscere tregua: dalle fiamme di piazza San Giovanni all’allagamento del Colosseo, Roma sembra oggi più che mai in ginocchio. Tanto che il sindaco Gianni Alemanno, non senza contestazioni e polemiche, ha presentato la richiesta dello stato di calamità naturale alla Regione Lazio.

Contestazioni e polemiche, appunto. Perché oltre alla solita querelle politica andata in scena ieri (l’opposizione si è scatenata contro Alemanno, accusandolo di non aver fatto nulla per la manutenzione), stamattina è sceso in campo anche il Codacons.

“Al comune di Roma non deve essere concesso alcuno stato di calamità – scrive oggi in una nota Carlo Rienzi – e se la Regione Lazio o il Consiglio dei ministri dovessero accogliere le richieste del sindaco sarà inevitabile un ricorso al Tar per bloccare un simile provvedimento”. Secondo l’associazione dei consumatori la causa del disastro di ieri non è stata la pioggia ma “l’incapacità di chi si preoccupa più delle Olimpiadi che di assicurare una manutenzione costante delle strade e di adottare provvedimenti per evitare che le stazioni della metro al primo temporale si trasformino in colabrodo”. La calamità naturale avrebbe, secondo il Codacons, un costo ingiusto a danno della collettività mentre a pagare dovrebbe essere l’amministrazione.

“Invito il presidente di Codacons a rivedere le sue opinioni – ha risposto immediatamente l’assessore all’Ambiente, Marco Visconti – Un evento come quello di ieri non si registrava a Roma dal 1953. In situazioni del genere sarebbe auspicabile la massima collaborazione fra le istituzioni mentre trovo ingiusto e ingeneroso scaricare ogni colpa su questa amministrazione”.

Ma cosa c’è in ballo? “Lo stato di calamità – spiegano alla Protezione civile – è una situazione che segue eventi naturali di carattere eccezionale con danni all’industria, al commercio, all’agricoltura. Non è di particolare gravità da richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza”. Che, invece, riguarda quei casi che devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. Per il risarcimento dei danni: nel primo caso interviene il ministero per le Politiche agricole, nel secondo invece i cittadini danneggiati potranno chiedere i risarcimenti direttamente all’Ufficio tecnico della Protezione civile.

Proprio il rimborso è il nodo della questione. La dichiarazione dello stato di calamità p emergenza, infatti, dipende dai danni cioè dagli effetti del disastro ambientale, e non dall’evento in sé. Alemanno ha domandato alla Regione Lazio la calamità naturali “per il risarcimento dei danni ai privati e per tutti coloro che non sono riusciti ad arrivare al lavoro”. Se Regione prima e Consiglio dei ministri poi accoglieranno questa richiesta, a pagare sarebbe l’amministrazione centrale. In caso contrario, dovesse cioè prevalere l’orientamento del Codacons, il conto resterebbe a Roma. Il sindaco Alemanno si è detto ottimista. “I tempi sono legati alla definizione dei danni e una volta quantificati, quando superano un certo livello, diventano calamità naturale per la Protezione civile e la stessa cosa vale per il territorio non urbano e dunque per l’agricoltura”.

Nel ping pong delle accuse, tra calamità naturale e cattiva manutenzione, i cittadini romani aspettano. Sperando che a pagare, alla fine, non sia il solito “Pantalone”.

(Federica Ionta)

 

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