Il Vaticano entra nella crisi del sistema finanziario

san_pietro_sliderServono un’autorità finanziaria internazionale, una banca centrale mondiale e una tobin tax globale

CITTA’ DEL VATICANO – Mentre a Bruxelles si continua a discutere di Fondo salva stati o del default della Grecia e di sue possibili ripercussioni nei paesi a rischio come Spagna, Portogallo e Italia, il Vaticano entra a gamba tesa nell’economia internazionale presentando un proprio documento anche sulla scia delle parole pronunciate a Todi dal presidente della Conferenza episcopale italiana, Card. Angelo Bagnasco che incitava al coinvolgimento diretto dei cattolici per le realizzazione di un nuovo e più equo sistema.

Nel documento “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”, presentato oggi, il Vaticano invoca la creazione di un’autorità politica mondiale capace di assicurare un governo globale alla luce della sempre maggiore interconnessione economica e sociale tra i Paesi e le regioni del mondo. Si tratta di una proposta avanzata originariamente nell’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII e fatta propria da Benedetto XVI nella sua recente Caritas in veritate del luglio 2009.

Per il Vaticano, “a fronte dell’unificazione del mondo, propiziata dal complesso fenomeno della globalizzazione; a fronte dell’importanza di garantire, oltre agli altri beni collettivi, quello rappresentato da un sistema economico-finanziario mondiale libero, stabile e a servizio dell’economia reale”, la proposta della Pacem in terris appare “ancor più vitale e degna di urgente concretizzazione”. Infatti, “risulta sempre più evidente la crescente interdipendenza tra Stati e regioni del mondo e la necessità di risposte, non solo settoriali e isolate, ma sistematiche e integrate, ispirate dalla solidarietà e dalla sussidiarietà e orientate al bene comune universale”.

Questa autorità pubblica internazionale avrà il compito di “servire il bene comune” e dovrà quindi avere “strutture e meccanismi adeguati, efficaci, ossia all’altezza della propria missione e delle aspettative che in essa sono riposte”. La sua creazione potrebbe nascere dal processo di riforma dell’Onu e delle sue agenzie, e portare alla “adozione di politiche e scelte vincolanti poiché orientate alla realizzazione del bene comune a livello locale, regionale e mondiale”.

Il Vaticano non nasconde che si tratti di un “processo complesso e delicato”. “Tale autorità sovranazionale deve, infatti, avere un’impostazione realistica ed essere messa in atto con gradualità. Si tratta – spiega il documento – di un’autorità dall’orizzonte planetario, che non può essere imposta con la forza, ma dovrebbe essere espressione di un accordo libero e condiviso, oltre che delle esigenze permanenti e storiche del bene comune mondiale e non frutto di coercizione o di violenze”. Essa, aggiunge, “dovrebbe sorgere da un processo di maturazione progressiva delle coscienze e delle libertà, nonché dalla consapevolezza di crescenti responsabilità. Dovrà operare altresì tramite il “consenso” e “coinvolgere coerentemente tutti i popoli, in una collaborazione in cui essi sono chiamati a contribuire con il patrimonio delle loro virtù e delle loro civiltà.

Nel documento preparato dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, “il processo di globalizzazione con i suoi aspetti positivi è alla base del grande sviluppo dell’economia mondiale del XX secolo”. Tuttavia, negli ultimi decenni, una crescita sfrenata dell’economia finanziaria sempre più slegata dalla ‘economia reale’ ha portato ad un forte aumento degli squilibri e delle diseguaglianze, provocando una situazione “estremamente problematica” non solo dal punto di vista economico ma che mette a rischio la stessa pace mondiale. A provocare questa crisi, per il Vaticano, è stato “anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli”. E se è vero che questi, sia pure in maniera imperfetta, già esistono a livello nazionale e regionale, a livello internazionale “fanno fatica a realizzarsi e a consolidarsi”.

Di fronte all’indebolimento della autorità finanziarie mondiale, a cominciare dalla Fondo Monetario Internazionale, e alla constatazione del “graduale venire meno dell’efficienza delle istituzioni di Bretton Woods”, oltre ovviamente all’aggravarsi della crisi economica, il Vaticano auspica la creazione di una Banca Centrale Mondiale e l’istituzione di una “tassazione delle transazioni finanziarie” a livello globale per creare “una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario”. Il Vaticano è inoltre favorevole a “forme di ricapitalizzazione delle banche anche con fondi pubblici condizionando il sostegno a comportamenti ‘virtuosi’ e finalizzati a sviluppare l’economia reale”.

“Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia, gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilità e perfino di violenza, sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute più solide”. È questo in sostanza l’avvertimento che ne esce dal documento nel quale si sottolinea come non si possa trascurare “la rilevanza dei fattori etici e culturali” accanto a quelli più prettamente tecnici ed economici. “La crisi, di fatto – spiega il Vaticano – ha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala. Nessuno può rassegnarsi a vedere l’uomo vivere come ‘un lupo per l’altro uomo’, secondo la concezione evidenziata da Hobbes. Nessuno, in coscienza, può accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri”.

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