La Consob decisa a “stanare” Marchionne

consob_280xFreeIn una lettera alla Fiat l’Authority chiede informazioni su “Fabbrica Italia”. Giovedì le risposte dell’azienda

ROMA – La notizia esplosa la settimana scorsa è di quelle che cambiano la storia (economica) di un Paese. Eh, boom? Sì, perché per la prima volta l’organo di controllo sulle società e la Borsa, la Consob, non si è limitata a verificare la legittimità formale degli atti societari, ma ha esteso la tutela dei risparmiatori attraverso l’informazione puntuale e trasparente sugli investimenti delle società quotate. L’innovazione sarebbe già di per sé sensazionale, se poi la richiesta di chiarimenti viene rivolta alla prima impresa del Paese, la Fiat, allora davvero si è di fronte ad una svolta nella regolazione delle vicende economiche e industriali.

Qual è in concreto la novità? Sta nel fatto che l’Authority guidata da Giuseppe Vegas ha chiesto (ordinato?) al Lingotto di chiarire in maniera certa e dettagliata – in occasione della relazione trimestrale che sarà presentata giovedì prossimo – che cosa c’è effettivamente dentro Fabbrica Italia, il piano messo a punto da Marchionne per il gruppo ormai italo-americano. E lo ha fatto in base al principio fondamentale per qualsiasi società quotata, cioè la trasparenza degli atti e dell’informazione ai mercati.

Lo spirito della lettera inviata da Consob a Torino può essere liberamente riassunto in questo elementare ma essenziale postulato: “Oggi il titolo Fiat Auto è soggetto a forte oscillazioni a causa delle incertezze riguardo alle sue prospettive di sviluppo. La quota di mercato del gruppo è in calo costante a dimostrazione di uno scarso gradimento degli attuali modelli da parte degli utenti. E’ indispensabile dunque che i possessori di titoli Fiat abbiano elementi precisi sugli investimenti del gruppo per il rinnovo della gamma, la ristrutturazione degli impianti, le politiche di marketing, per poter valutare con una certa affidabilità il fair value delle loro azioni”.

Dopo le incertezze dei mesi scorsi sulle sorti degli stabilimenti italiani del gruppo, la richiesta della Consob è stata accolta con un generale consenso. Scontato quello dei sindacati che per bocca del segretario dei metalmeccanici della Cgil si è domandato dal palco di piazza del Popolo “dove sono gli investimenti e i nuovi modelli? Dove sono i 20 miliardi di euro del piano? L’unica cosa certa per ora sono i licenziamenti, l’aumento della cassa integrazione e i 700 milioni per Pomigliano”. Ma anche dal mondo politico e delle imprese sono stati espressi giudizi positivi sull’esigenza che finalmente Marchionne scopra le carte. La presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, si è astenuta diplomaticamente da qualsiasi commento “dato che riguarda un’azienda che non è nel perimetro di Confindustria”.

Ma come ha reagito la Fiat? Ufficialmente da Torino non trapelano notizie. Da indiscrezioni raccolte nel capoluogo piemontese e rimbalzate a Roma, romacapitale.net è in grado di confermare una forte irritazione dei vertici aziendali fedeli alla linea dettata dal grande capo, secondo cui “in nessun paese del mondo ci sono sindacati che chiedono di sapere dove vengono investiti i soldi”. Ora però non sono solo i sindacati (che pure ne avrebbero titolo), ma gli stessi azionisti che chiedono di sapere se il loro titolo presumibilmente è destinato a perdere di valore per le alchimie finanziarie di Fiat-Chrysler o, al contrario, a guadagnarne per il rilancio del comparto automobilistico, sia pure magari dopo il passaggio della crisi globale.

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