Tbc, il Codacons: “Sequestrare il Gemelli”

gemelli-sliderL’associazione chiede di chiudere anche i reparti di pediatria e i nidi dove non ha lavorato l’infermiera malata

ROMA – Si allarga il caso Tbc all’ospedale Gemelli. Dopo l’ok del Tar ad effettuare test del germe tubercolare anche sui bambini nati nel 2010 – nonostante la procedura seguita dal nosocomio capitolino si fosse fermata ai nati nel gennaio 2011 – il Codacons ha depositato oggi alla procura di Roma una formale richiesta di sequestro di tutto il Policlinico. L’associazione ha giustificato il provvedimento con “alcuni clamorosi casi di contagio che vedono coinvolti bambini nati presso il nosocomio, ma che non sono mai transitati per il reparto di neonatologia”.

“Tale circostanza – si legge nella nota del Codacons – può portare ad una duplice conclusione: o l’infermiera in questione non ha svolto servizio solo nel nido del prefato reparto, o vi sono altri e ulteriori possibili veicoli di trasmissione, ancora presenti all’interno del reparto stesso”. L’associazione fa riferimento a due casi in particolare: un bambino nato nel giugno 2011 e passato per i “nidini”, ma mai per il reparto di neonatologia, e un altro che è stato curato nel reparto di pediatria senza mai transitare presso il nido di neonatologia. Entrambi, a seguito di esami effettuati, sono risultati positivi al test del quantiferon. Due casi che si aggiungono a quelli di positività successiva alla data di sospensione dal servizio dall’infermiera, e che fanno pensare che il rischio di contagio non sia affatto superato.

“La nostra richiesta si bassa sul pericolo che esistano ancora oggi al Gemelli possibili fattori o veicoli di contagio, siano essi operatori sanitari o contaminazioni ambientali – spiega il Presidente Carlo Rienzi – La mancata adozione della misura cautelare da noi chiesta, potrebbe accrescere il rischio di ulteriori contagi, e quindi consentire la prosecuzione del reato contestato dalla magistratura”.

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