Truffa ai vip, Consob e Bankitalia sotto la lente del pm

gianfranco-landeIndagine su presunti ritardi delle autorità nel vigilare sulle società che gravitavano intorno a Lande

ROMA – Si aggrava la posizione della Consob nel processo al broker della Roma bene Gianfranco Lande, soprannominato il Madoff dei Parioli per aver organizzato una truffa milionaria ai danni di professionisti, imprenditori e personaggi dello spettacolo. La società di vigilanza è stata citata come responsabile civile nel rito immediato con cui Lande sarà giudicato per i reati di associazione per delinquere, abusivismo finanziario e bancarotta fraudolenta per Egp Italia.

La Consob, che nella penultima udienza aveva chiesto di costituirsi parte civile, è stata tirata in ballo dal pm Luca Tescaroli per presunte inadempienze nell’attività di vigilanza sulle società con cui Lande e i suoi collaboratori (in particolare Roberto Torregiani) facevano transitare denaro all’estero. Si parla di oltre 300 milioni di euro, sottratti a quasi 1.700 investitori che, tramite Lande, speravano di ottenere tassi di rendimento altissimi fino al 12% e soprattutto sottrarre ingenti somme al controllo statale.

A pesare sulla posizione della Consob sarebbe uno scambio di documenti, note e lettere, tra il nucleo speciale di polizia valutaria, la Guardia di finanza e la stessa autorità di vigilanza: dal 2009 erano arrivate alla Consob numerose segnalazioni sia sulle attività delle società che gravitavano intorno a Lande sia addirittura sul suo più stretto collaboratore, Roberto Torregiani, in particolare rispetto alla sua iscrizione all’albo dei promotori finanziari. Un esposto anonimo del 17 luglio 2009 segnalava all’autorità italiana anche una relazione dell’omologa francese, l’Amf, che aveva multato la società Egp France (riconducibile a Lande e Torregiani) per 100.000 euro, a causa di anomalie nella gestione finanziaria.

In più di un’occasione l’agenzia avrebbe respinto le richieste di maggiori verifiche anche in collaborazione con altre autorità di vigilanza operanti nei Paesi in cui Lande spostava il denaro. Questo fino al 2010, quando nel mese di novembre la Consob pubblicò un’altra nota in cui riconosceva la necessità di andare a fondo nel “sistema Lande”, dunque invertendo completamente la rotta tenuta fino a quel momento.

Oltre alla Consob sono coinvolti come responsabili civili la Banca d’Italia, la società Deloitte e la banca Carispaq, che Lande usava per trasferire il denaro all’estero. Per l’istituto finanziario, il pm Tescaroli ha presentato invito a rendere interrogatorio nei confronti di due ex direttori e un direttore della filiale romana di Corso Vittorio Emanuele. I tre, Maria Gabriella Valentini, Roberto D’Alessandro e Marco Maddalena, sono accusati di concorso in attività finanziaria abusiva per aver omesso di identificare le società accomunate nell’acronimo Eim e segnalare all’Unità di informazione finanziaria le operazioni sospette riconducibili a Lande e Torregiani. D’Alessandro e Valentini si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Nell’udienza di oggi di fronte alla nona sezione penale del tribunale di Roma, Gianfranco Lande è arrivato con un aspetto leggermente più curato del solito. Camicia bianca dal collo inamidato e maglioncino blu scuro. La barba è la stessa di sempre: lunga, grigia, a nascondere un volto segnato e per certi versi imperscrutabile. Durante la procedura per la costituzione delle parti civili, andata avanti anche nell’udienza odierna, Lande si è estraniato dall’aula dedicandosi completamente alla lettura degli atti a suo carico. Su di lui, secondo le prime stime, pesa una richiesta di risarcimento di almeno cento milioni di euro.

(Federica Ionta)

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