L’en plein di bocciature della Polverini

consiglio_regionale_lazio_sliderDopo la bocciatura del marchio “made in Lazio” e della legge sul turismo, cade anche il Piano casa

ROMA – Al governo le leggi della Regione Lazio non piacciono proprio. L’ultima impugnata dall’esecutivo è quella che ha dato vita al Piano Casa, apertamente contestata dal responsabile dei Beni culturali Giancarlo Galan, che è arrivato a minacciare le sue dimissioni. Il governo contesta in particolare le norme che derogano ai divieti del piano paesaggistico (tra cui interventi in montagna e una serie di ampliamenti e completamenti di edifici pubblici e privati di tipo commerciale), quelle che derogano alla legge Galasso sulle zone di interesse archeologico e quelle che omettono di stabilire che il silenzio assenso nei condoni edilizi non vale per gli abusi su aree sottoposte a vincolo.

Ma questo è niente. Il Consiglio dei ministri ha già impugnato, in silenzio, due leggi della Pisana: quella sul made in Lazio e quella sul turismo. La prima è stata approvata dal Consiglio regionale il 5 agosto scorso, la seconda il 13. La normativa più vecchia, che prevede l’istituzione dell’elenco regionale “Made in Lazio” – si legge nelle motivazioni inviate dal governo alla Consulta – presenta alcuni “profili di illegittimità costituzionale”. L’articolo 1 istituisce un elenco Made in Lazio-Prodotto nel Lazio, disponibile sul sito istituzionale della Regione, con la finalità di fornire informazione ai consumatori sui prodotti del territorio regionale. L’articolo 2 invece distingue gli stessi prodotti in tre sottocategorie: “Made in Lazio” se lavorati nel territorio regionale con materie prime regionali, “Realizzati nel Lazio” se lavorati nel Lazio con materie prime di altri territori, “Materie prime del Lazio” per le commodities regionali commercializzate però per la realizzazione di altri prodotti.

“Pur non istituendo formalmente un marchio di qualità regionale, le su citate disposizioni sono volte a tutelare e promuovere la produzione regionale laziale, pubblicizzando elementi puramente geografici relativi ad alcune o a tutte le fasi di produzione dei prodotti”, scrive il governo. Cioè il giudizio sui prodotti è basato “sulla (sola) circostanza dell’origine territoriale. La menzione della provenienza potrebbe, dunque, indurre i consumatori ad acquistare i prodotti laziali piuttosto che prodotti simili provenienti da altri territori creando ostacoli alla libera circolazione delle merci”. Dunque “le suddette disposizioni regionali si pongono in contrasto con gli articoli 117 e 120 della Costituzione in quanto la misura adottata dalla Regione Lazio ostacolerebbe la libera circolazione delle merci tra le Regioni”.

Per il governo è incostituzionale anche la legge sulla “disciplina delle strutture turistiche ricettive all’aria aperta” in quanto all’articolo 1 si modifica il comma 4 dell’articolo 23 della legge regionale 13/2007 e si stabilisce che nelle strutture ricettive all’aria aperta sono consentite: a) l’installazione e il rimessaggio dei mezzi mobili di pernottamento, quali roulotte, caravan, maxicaravan, case mobili, e dei relativi preingressi e cucinotti; b) l’installazione di manufatti realizzati con sistemi di prefabbricazione leggera, quali tukul, gusci, capanni, bungalow monolocali, bilocali, trilocali; c) la realizzazione di manufatti, quali tukul, gusci, capanni, bungalow monolocali, bilocali, trilocali, non permanentemente infissi al suolo; d) l’installazione di strutture non permanentemente infisse al suolo e di facile rimozione, quali le tende. “Tali disposizioni – si spiega – consentono, in altri termini, l’installazione di “strutture” permanenti che si configurano, in tal modo, come vere e proprie strutture edilizie (con preingressi e cucinotti) e che, diversamente da quanto ritenuto dal legislatore regionale, comportano un mutamento dello stato dei luoghi e del profilo ambientale degli stessi anche nelle aree protette senza parere dell’ente gestore della stessa (o per silenzio-assenso). Le norme in questione, non prevedendo alcuna prescrizione e/o limitazione quantitativa delle installazioni/realizzazioni né la possibilità di controllo e verifica degli impatti ambientali conseguenti, si pongono in contrasto con le finalità istitutive delle aree protette individuate dalla legge quadro n. 394/91″.

Per questo e per il conflitto della legge regionale (della maggioranza di centro destra) anche con altre norme, il governo (di centro destra) ha deciso di impugnarla di fronte alla Corte costituzionale. La giunta Polverini dunque fa il pieno di bocciature legislative e vede calare il suo tasso di reputazione politica. La tensione è alle stelle. E pensare che la presidente era convinta che governare il Lazio con una coalizione di centrodestra sarebbe stato facile.

 

ULTIM’ORA. Si dimettono gli assessori regionali del Pdl

In una lettera consegnata alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, gli assessori spiegano di ritenere “incomprensibile una scelta che mette in discussione uno dei punti qualificanti del programma elettorale, come più volte ribadito dallo stesso Presidente Berlusconi, e ritengono inaccettabile che la scelta sia maturata senza un confronto di merito rispettoso dei normali ruoli istituzionali”.

I dieci assessori pidiellini: Francesco Lollobrigida, Fabio Armeni, Giuseppe Cangemi, Stefano Zappalà, Pietro Di Paolo, Luca Malcotti, Angela Birindelli, Gabriella Sentinelli, Marco Mattei, Fabiana Santini.

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