Il commiato di Draghi in chiave politica

Draghi_sliderAlla Giornata mondiale del risparmio l’ex Governatore si lascia andare ad una sorta di agenda politica per il governo

ROMA – La Giornata mondiale del risparmio è la tribuna scelta stamattina da Mario Draghi per salutare l’Italia. Tra una settimana si trasferisce a Francoforte per guidare la Bce. Ma più che un discorso di commiato, con relativo bilancio di quasi sei anni vissuti da Governatore della Banca d’Italia, quello pronunciato al Palazzo della Cancelleria è sembrata la vulgata della lettera inviata il 5 agosto scorso con l’amico Trichet al governo italiano.

In poche parole, l’agenda politica italiana per i prossimi anni è già stata dettata e guai a non rispettarla, pena la chiusura del rubinetto finanziario comunitario da cui ormai dipendono le finanze pubbliche. L’esordio infatti della lectio politica di stamattina è suonato vagamente minaccioso: attenti perchè “le misure di politica monetaria introdotte dalla Bce, quali il rifinanziamento illimitato delle banche e il programma di acquisto dei titoli di Stato, sono per loro natura temporanee”. Il messaggio per Berlusconi in partenza per Bruxelles non può che essere ”l’immediata attuazione degli strumenti di sostegno finanziario per la gestione della crisi”.

Nessuna discrezionalità del governo nella selezione di questi strumenti. L’elenco è già bello e fatto, a cominciare dalla ”piena e rapida attuazione della manovra di settembre, in particolare definendo e realizzando rapidamente il previsto programma di revisione della spesa pubblica. Bisogna diminuire la segmentazione del mercato del lavoro e dare corso ad una ristrutturazione del sistema fiscale, dove la fiscalità deve gravare di più sui consumi e sulla proprietà e di meno sul lavoro e sulle imprese”.

Rispetto alla crisi mondiale, non poteva mancare nel discorso del Governatore una tiratina d’orecchie alla “particolare vulnerabilità dell’Italia che ha radici nazionali: l’alto livello del debito pubblico, i dubbi sulle prospettive di crescita della nostra economia, le incertezze e i ritardi con cui provvede alla correzione degli squilibri e delle misure di rilancio della crescita”. Gli obiettivi devono essere necessariamente quelli di ”elevare la concorrenza nei mercati dei prodotti, in particolare nei servizi, costruire un contesto amministrativo e regolatorio più favorevole alle attività d’impresa, sospingere l’accumulazione di capitale fisico e umano, innalzare i livelli di partecipazione al mercato del lavoro”. Insomma, dice Draghi, c’è bisogno di ”una sostanziale ridefinizione delle priorità e del modus operandi delle politiche e delle amministrazioni pubbliche”.

In merito alle banche, sulle quali ha vigilato in tutti questi anni, il guanto naturalmente è di velluto: “In più occasioni – ricorda – abbiamo insistito affinchè le banche realizzassero aumenti di capitale. La risposta è stata finora pronta e confidiamo che così sarà anche in futuro. Le difficoltà delle banche oggi sono al di fuori di esse. I problemi del medio/lungo termine possono essere risolti alla radice aumentando il potenziale di crescita dell’economia italiana nel suo complesso e agendo sulla sostenibilità delle finanze pubbliche”.

Anche sul welfare Draghi ha idee chiare: “Occorre ridurre la segmentazione del mercato del lavoro e rendere più universali, oltre che più efficaci e rigorose, le tutele fornite per riequilibrare le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane. C’è bisogno di un contratto con protezioni crescenti nel tempo e dell’introduzione di un moderno sistema di sussidi di disoccupazione, che renderebbero il mercato del lavoro più fluido ed efficiente, oltre che più equo”.

Un discorso dunque di respiro molto ampio che non ha risparmiato giudizi e suggerimenti anche su altri punti, come i giovani, il risparmio, le politiche di bilancio e gli interventi di solidarietà. E per chiudere l’ammonimento finale: “La sostanza di nodi da sciogliere non dipende da chi la enuncia. Riconoscere i nodi, affrontarli senza sperare negli altri, è essenziale per salvarsi in Europa, solo così potremo rifare l’Italia”. Se non fossimo stati al Palazzo della Cancelleria, avremmo potuto pensare alla cerimonia di insediamento di un nuovo governo.

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