The Lady di Luc Besson apre il Festival e il red carpet

Il_cast_al_completo_di_The_Lady Inaugurazione del Festival con il red carpet del film di Luc Besson The Lady. Sul tappeto rosso sfilano il regista francese e signora e gli attori Michelle Yeoh e David Thewlis. Opening disturbato da alcuni esponenti di destra

 

 

Il tappeto rosso della rassegna romana si presta ad ospitare grandi registi, produttori, starlette televisive e personaggi della politica. La grande sfilata di apertura di ieri ha visto affollarsi centinaia di spettatori, curiosi, giornalisti e fotografi aspettando di poter vedere da vicino qualche divo.

Sul red carpet hanno sfilato il grande Luc Besson, accompagnato dalla bellissima moglie Virginie Silla, e l’altra vera lady protagonista eccezionale del film, Michelle Yeoh, il cui incedere elegante e garbato non ha eguali, insieme al riservato David Thewlis. A fare da apripista davanti agli obiettivi il regista Michele Placido, la sobria e sorridente attrice romena Anita Kravos, e una più modesta Patrizia Pellegrino, che sfoggiava un vestito con un’esagerata scollatura. Tra le istituzioni non poteva certo mancare il sindaco di Roma Alemanno accompagnato come sempre dalla moglie Isabella Rauti e la governatrice del Lazio, Renata Polverini.

In chiusura dell’evento, pronti per entrare in sala ad assistere alla proiezione della prima di The Lady, alcuni ragazzi esponenti di destra hanno cercato di invadere il tappeto rosso e con bandiere e fumogeni hanno contestato l’inaugurazione della kermesse. L’intervento immediato della Polizia ha permesso di fermare l’irruzione del gruppo lasciando che la serata proseguisse senza altri disordini.

 “Puoi anche non pensare alla politica, ma la politica pensa a te”. Aung San Suu Kyi ricorda le parole di suo padre e sembra partire da quelle per costruire la sua forza. In The Lady, film che apre il Festival, la protagonista, interpretata da Michelle Yeoh che per aver girato questo ruolo è stata bandita dal suo paese, è l’attivista birmana Aung San Suu Kyi premiata con il Nobel per la Pace, intorno alla quale si è dibattuto negli ultimi venti anni a livello internazionale.

Seguendo le orme del padre, noto eroe nazionale morto per far valere i diritti civili ed umani di un popolo costretto da molto tempo al silenzio, Suu sente il dovere di percorrere la stessa strada ed onorare il padre. Partendo dall’Inghilterra dove vive con la sua famiglia ritorna in Birmania e si ritrova a vivere una complessità politica senza eguali e quella quotidiana sofferenza ed umiliazione inferta al suo popolo. Di fronte alle rappresaglie stroncate nel massacro ed ai giovani studenti torturati ed uccisi, la lady birmana decide di combattere quasi gandhianamente e si mostra gentile, quieta, ferma ed amorosa del suo popolo.

Una_scena_del_film

Appare profondamente intimo l’affresco di Luc Besson e nonostante il film sia rigorosamente impegnato nello scandire momenti salienti negli ultimi due decenni della Birmania, emerge una profonda attenzione all’intimità che è sottolineata costantemente dalle parole quasi meditate e ponderate, che i due compagni, uniti nella vita e nell’ideale di libertà, pronunciano.

“Sono stato profondamente commosso dalla storia personale di Aung San Suu Kyi e dalla sua lotta per la democrazia”, così il regista Luc Besson racconta di come si sia avvicinato alla storia di questa donna, volendone mettere in luce la tenacia nel portare avanti il suo disegno di libertà.

Scelto per aprire la sesta edizione del Festival internazionale del film di Roma, The Lady (Selezione Ufficiale Fuori Concorso) si snoda per oltre due ore tra la minuziosa ricostruzione di una vita, rivelando gli aspetti privati, intimi di una famiglia che si vede negata la possibilità di stare insieme, e la messa in scena della silenziosa, solo a tratti accennata, intima necessità di dover fare un passo indietro di fronte alla sopravvivenza del proprio paese. La minuziosa ricostruzione degli eventi sui quali Besson costruisce il suo racconto lascia poco spazio al cinema di emergere, ma commuove la scelta del messaggio e l’impegno di voler diffondere una realtà fin troppo ignorata. 

La_protagonista_Michelle_Yeoh

La scelta di ripresa per lo più frontale in cui si colgono le folle acclamanti la propria eroina e i primi piani che vedono i due sposi al telefono commuoversi per la precarietà della loro vita, sono per lo più le scelte registiche alle quali si affida il regista che però lascia trasparire un’appassionata partecipazione alla figura di questa lady che, senza impugnare fucili, o incitare alla lotta, esige la democrazia.

(Martina Bonichi)

 

 

 

{gallery}fotogallery/cinema/lady{/gallery}

Potrebbero interessarti anche