Le reticenze di Marchionne e le prospettive Fiat in Italia

Sergio_Marchionne_sliderAlla richiesta della Consob di chiarimenti sul piano industriale, Fiat risponde “cancellando” Fabbrica Italia

ROMA – La Consob ha deciso di non replicare alle “ruvide” dichiarazioni dell’amministrazione delegato della Fiat rilasciate nel corso del consiglio di amministrazione per l’analisi dei dati trimestrali di gruppo.

Marchionne in sostanza ha rimandato al mittente la richiesta di dettagli che la Commissione di Giuseppe Vegas aveva avanzato nei giorni scorsi. “Fiat non è in grado di fornire informazioni al livello di dettaglio nei termini richiesti da Consob perché, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani e ha necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato”.

Al di là comunque del merito della replica, quello che ha colpito molti osservatori è il nervosismo che trapela dal comunicato Fiat non tanto per il “disappunto” per la pubblicità data alla richiesta dell’Authority, quanto per la presunta ingerenza negli affari riservati di un gruppo imprenditoriale. Neanche si fosse trattato di informazioni coperte da segreto industriale, i dati richiesti, più che legittimamente, da Consob miravano esclusivamente alla trasparenza delle linee guida fornite ai mercati e alla non negoziabile tutela degli azionisti.

Invece, anziché chiarire, come fanno tutte le cause automobilistiche del mondo, il piano generale degli investimenti, Marchionne, incalzato, decide di nascondere sotto il tappeto il piano stesso degradandolo a semplice “espressione di un indirizzo strategico della Fiat”. Comunque, per evitare qualsiasi fraintendimento, equivoco o irrealistiche attese, la Fiat “si asterrà, con effetto immediato, da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia”. Come se togliere la targa dalla porta equivalesse a dimostrare che il problema non esiste.

E invece il problema c’è e l’atteggiamento dell’amministratore delegato non fa che confermare i peggiori sospetti sul progressivo disimpegno del gruppo dal nostro Paese. La politica delle mani libere rivendicata da Marchionne nella combinazione dei fattori produttivi – che nessuno, né il governo, né le autorità di controllo, né i sindacati gli hanno mai contestato – non può tradursi nell’arbitrio incondizionato delle scelte sottratte alla volontà degli azionisti e all’impegno dei lavoratori.

Tuttavia, nonostante le reticenze dell’ad, un risultato comunque l’iniziativa della Consob l’ha ottenuto: l’impegno di investimenti in Italia per 19,7 miliardi di euro, confermato ufficialmente ieri,  costituisce un punto fermo che neppure la volatilità dei mercati o l’evoluzione industriale potranno rimettere in discussione.

 

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