Il crollo di un mondo ne L’Industriale

LindustrialeInvitando ad una attenta riflessione sul presente il film mette in risalto quello che sembra essere il motore centrale: un’ossessiva necessità di appartenere ad un ruolo

Ad Hollywood una volta veniva salutato come un maestro dell’ “Italian job”, così Giuliano Montaldo, dopo oltre sessanta anni nel mondo del cinema, torna a raccontare una storia di attualità, dove il lavoro e la crisi economica imperante rappresentano il motore centrale di L’industriale, presentato nella sezione “Fuori Concorso”.

Scegliendo Torino – la stessa città che dove girò Tiro al piccione (1962), il suo primo film e l’ultimo I demoni di San Pietroburgo (2009) – il regista mette in scena un esempio di una delle tante realtà in cui la crisi economica appare imperante.

Tra i capannoni vuoti, le fabbriche occupate, le aziende sull’orlo della bancarotta, i milioni andati in fumo  e la crisi economica di portata spaventosa, il regista sceglie di raccontare la storia del giovane Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino) proprietario di una piccola fabbrica sull’orlo del fallimento.

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Schiacciato dai debiti nei quali versa la fabbrica, il proprietario non riesce a far fronte ai costi e senza l’aiuto della moglie Laura (Carolina Crescentini) a far da garante le banche non concedono alcun prestito. Sempre più insofferente e chiuso nel suo mutismo la moglie si allontana lasciandosi corteggiare dal garagista romeno. Nicola senza parlarne con la moglie e convinto che lei lo tradisca, cerca di corrompere il giovane perché lasci il paese. Quando le cose sembrano andare per il verso giusto, trovando i fondi per la sia fabbrica e riavvicinandosi a Laura, tutto precipita. Laura scopre che il romeno è morto e capisce che suo marito è il responsabile.

Vulnerabili, rabbiosi, costretti ed irrimediabilmente chiusi in se stessi gli interpreti non sempre appaiono all’altezza del ruolo che solo a volte appare definito da una intima nota di precarietà ed incertezza.
Così è la precarietà, quella del lavoro e degli affetti, la nota dolente sulla quale Montaldo cerca di far luce, quella caducità ed insicurezza che appartiene ai suoi personaggi.

Sebbene manchi a tratti una delineata forza interpretativa, la scelta di un fotografia volutamente  desaturata e livida appare del tutto congeniale alla descrizione del grigiore della città e dei fumi delle fabbriche nelle periferie semideserte di Torino.

Invitando ad una attenta riflessione sul presente il film non fa che mettere in risalto quello che sembra essere il motore centrale: un’ossessiva necessità di appartenere ad un ruolo. Un uomo ricco, potente, dal quale dipendono più di settanta persone ed una moglie di ottima famiglia non può immaginare di potervi rinunciare.

Così l’industriale per Montaldo diventa l’archetipo di un uomo che ha bisogno di aggrapparsi disperatamente alle sue certezze, ovvero a ciò che, nella insicurezza degli eventi, possiede. 

(Martina Bonichi)

 

 

Titolo: L’Industriale
Regia: Giuliano Montaldo
Anno: 2011
Nazionalità: Italia
Cast: Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Steve Della Casa, Francesco Scianna.

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