Csm: sul caso escort e la querelle Laudati-Scelsi

Csm_sliderUna sentenza del Consiglio di Stato, con il caso Forleo, ha ristretto i poteri di intervento di Palazzo dei Marescialli

ROMA – Il Csm, anche se per ora è solo un’ipotesi, rischia di dover chiudere la querelle tra Pino Scelsi, il magistrato che ha indagato sulle escort portate nelle residenze del premier da Gianpaolo Tarantini, e il procuratore di Bari Antonio Laudati, senza poter distribuire torti e ragioni. Il problema è legato a una sentenza del Consiglio di Stato: quella che, annullando il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale del gip di Milano Clementina Forleo per dichiarazioni fatte in tv e sulla stampa, ha dato un’interpretazione restrittiva dei poteri di intervento del Csm ridisegnati dalla riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006.

Fino a 5 anni fa il Csm poteva disporre l’allontanamento coattivo di un magistrato in tutti i casi di lesione del loro prestigio, ora soltanto per fatti indipendenti da colpa che incidono in modo pregiudizievole sull’indipendente e imparziale esercizio della funzione giudiziaria. La Prima Commissione del Csm ha cominciato a discuterne una decina di giorni fa: al di la’ del caso della Forleo, per la quale l’orientamento sarebbe quello di consentire il suo ritorno a Milano e dunque di non riproporre, con una nuova formulazione, la delibera di incompatibilità ambientale, l’intenzione è quella di adottare una linea sul trasferimento d’ufficio che metta il Csm al riparo da nuovi interventi della giustizia amministrativa. E il problema si pone non solo quando i fatti contestati possono in astratto costituire illeciti disciplinari, ma a maggior ragione quando i comportamenti in questione sono oggetto di un’inchiesta penale, come nel caso di Laudati.

Anche da un altro Tribunale arriva una denuncia a Palazzo dei Marescialli, ma questa volta per una scopertura d’organico: il presidente del Tribunale di Napoli, Carlo Alemi, ha scritto al Csm chiedendo di accelerare il concorso bandito prima dell’estate per la copertura dei posti vacanti. Ci sono 45 toghe in meno, sette collegi che non si riescono a comporre, in un quadro che rischia di peggiorare giorno dopo giorno. E il primo a fare le spese di questa situazione critica è stato il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, finito in carcere perchè coinvolto nel caso P4, che si è visto il processo slittare per ‘diversa composizione del collegio’. Dei 45 magistrati mancanti all’appello sui 348 previsti in pianta organica, alcuni sono andati in pensione, altri trasferiti tra il Riesame e le Corti d’Appello. Alemi ha chiesto di accelerare sul concorso, ma si dice “consapevole” che prima di sei mesi non ci saranno sviluppi.

(Valentina Marsella)

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