Chi definisce la politica energetica?

energia-eolico-SLIDERL’ad di Enel ascoltato dalla commissione Industria del Senato. Fonti rinnovabili al centro della strategia

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla strategia energetica nazionale, la Commissione industria del Senato ha cominciato ad ascoltare i massimi esperti del settore per arrivare entro breve tempo ad esprimere un documento conclusivo che possa portare un contributo chiaro in una delle materie più controverse della nostra condizione economica.

L’ultimo in ordine di tempo è stato l’amministratore delegato (e direttore generale) dell’Enel, Fulvio Conti, che ha esordito puntualizzando che ”in un settore come il nostro, che richiede un impegno di capitali ad alta intensità e a lungo termine, è fondamentale disporre di un quadro normativo e regolatorio chiaro, stabile e che promuova la competitività con logiche di mercato”.

E’ la prima ”punzecchiatura” che il capo di Enel spedisce al governo. Dopo aver infatti definito non più prorogabile per l’Italia l’indicazione della via da seguire ”per raggiungere gli obiettivi di indipendenza energetica, sicurezza delle forniture, competitività e sostenibilità ambientale”, si affretta lui stesso ad indicare la strada.

La stabilità del quadro normativo infatti è condizione necessaria ma non sufficiente ad assicurare un equilibrio energetico al Paese. Occorrono anche ”la diversificazione del mix produttivo attraverso un bilanciamento delle fonti e l’adozione di sistemi di incentivazione efficienti che promuovano lo sviluppo delle diverse tecnologie rinnovabili”. Ma anche su quest’ultimo punto Conti non risparmia le sue critiche: ”Troppi incentivi, quantificabili complessivamente in 140 miliardi di euro, distorcono il mercato con ricadute negative non solo sugli operatori, ma anche sulle bollette dei consumatori, senza peraltro contribuire allo sviluppo di filiere industriali e veri green jobs italiani”.

Sulla Robin Tax appena introdotta piomba ovviamente la bocciatura di Conti. ”La tassa grava su una attività regolata e obbliga un soggetto a non poter trasferire il costo degli investimenti con il risultato sia di stravolgere il ruolo dell’Autorità di regolazione, sia di colpire il conto economico di una delle poche aziende che può investire nel Paese”.

Nemmeno Bruxelles si salva alla dalle ire dell’amministratore delegato di Enel che critica duramente la direttiva comunitaria sull’efficienza energetica in quanto impone regole indiscriminate che non tengono conto delle specificità dei singoli paesi, promuovono incentivi alla cogenerazione a prescindere dalle condizioni climatiche e infrastrutturali di ciascuno e impongono soluzioni tecnologiche di sapore dirigistico.

Fulvio Conti è senza dubbio uno dei più affermati tecnici dell’energia del nostro Paese e i suoi suggerimenti vanno tenuti quindi nella massima considerazione. Talvolta tuttavia, come capita oramai sempre più spesso a capitani di industrie ad azionariato diffuso, vola alto sopra le righe. E’ vero che nel deserto politico in cui si muove attualmente il nostro Paese, la supplenza da parte dei tecnici è divenuta prassi corrente. Adire tuttavia uno dei giocatori che detta lui le regole del gioco e invade il campo normalmente di competenza di organi democratici suona ancora un po’ bizzarro.

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