Proposta Csm a Palma: riscriviamo l’agenda sulla giustizia

Csm_sliderLa VI Commissione chiede al Guardasigilli di aprire un tavolo  per risanare il sistema, partendo dalla manovra

ROMA – Scrivere insieme un’agenda di lavoro sulle scelte prioritarie necessarie per arrivare a un “risanamento” della giustizia. La proposta, inviata al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, arriva dalla Sesta Commissione del Csm. E parte dalle misure contenute nella manovra economica, ma anche da altre riforme della maggioranza, in cantiere o già fatte, come quella sulla mediazione civile.

Progetti attuati in maniera “abbastanza episodica e con strumenti legislativi poco omogenei” fanno presente i consiglieri di Palazzo dei Marescialli, che chiedono perciò un’ “inversione di tendenza”, in un documento all’esame del plenum che contiene anche delle contro-proposte per recuperare risorse per il settore.

Come quella di escludere il pagamento per le attività di intercettazione richieste dai magistrati ai gestori di servizi di telecomunicazioni, che così come accade in altri Paesi, Germania in testa, dovrebbero offrire gratuitamente la propria opera. Un modo per rendere meno gravoso il costo degli ascolti, che oggi ammonta a 250 milioni di euro, di cui 188 milioni per il mero noleggio degli apparati necessari e 25 milioni per il solo controllo del traffico telefonico.

E ancora in materia di risorse, premesso che gli stanziamenti per la giustizia non possono diminuire nemmeno in un periodo di recessione, visto che il settore è un “fattore di sviluppo” per il Paese, la Commissione chiede che si cambi rotta: mettendo a disposizione del ministero della Giustizia per investimenti in mezzi e personale tutte le somme versate dagli utenti della giustizia civile con il contributo unificato (oltre 323.671.000 nel 2010) e non solo il maggior gettito derivante dall’aumento del contributo stesso (più di 77 milioni di euro l’anno scorso).

Nel settore penale si dovrebbe invece intervenire sulla riscossione delle spese processuali, ancora “molto lacunosa”, visto che a fronte di residui per poco più di 715 milioni di euro, il recupero effettivo in termini di cassa è “solo di 21.914.285 euro”; e sul recupero dei proventi da pene pecuniarie e delle somme ricavate dalla vendita dei beni confiscati e dei corpi di reato (sono ancora da riscuotere oltre 737 milioni di euro). Cifre “davvero notevoli” e che potrebbero essere utilizzate per “affrontare gli esborsi” conseguenti alle condanne dell’Italia per la violazione del principio della ragionevole durata dei processi. Tra le priorità di intervento c’è la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. La Commissione apprezza la volontà del governo di procedere in questo senso, messa nero su bianco nel maxi-emendamento alla manovra, ma chiede che il Csm sia coinvolto dal Guardasigilli con una “diretta interlocuzione” sui criteri che si intendono seguire.

Il guardasigilli risponde tempestivamente alla proposta lanciata dalla commissione: “Mi sembra una strada che immagino possa essere percorsa”, assicura Palma, sottolineando inoltre che “il principio di leale collaborazione tra istituzioni, sancito ripetutamente dalla Corte costituzionale, è un richiamo in questo caso sicuramente da seguire”.

(Valentina Marsella)


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