Dove sta andando l’agenzia governativa Simest?

formaggi-SLIDERL’agenzia che aiuta le nostre imprese nei mercati esteri talvolta sosteniene aziende che si fingono italiane

ROMA – Creata nel 1990, la Simest è la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero, posseduta per il 76% dallo Stato (gli altri soci sono banche, associazioni imprenditoriali e di categoria), con sede in Roma.

La sua mission quindi è quella di promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli industriali nelle loro attività all’estero. Si avvale di una strumentazione di intervento alquanto ampia che comprende:

  • la sottoscrizione fino al 49% del capitale delle società estere partecipate da imprese italiane;
  • ll finanziamento di quote sottoscritte dal partner italiano in società o imprese all’estero;
  • la gestione di fondi di Venture Capital;
  • l’agevolazione di crediti all’esportazione.

In questi venti e passa anni la Simest ha operato in centinaia di operazioni su tutti i mercati extra europei a supporto delle nostre imprese, con un tasso di soddisfazione degli operatori elevato. Nel frattempo tuttavia il nostro comparto manifatturiero è radicalmente cambiato, migliaia di aziende sono passate di mano e la nostra classe imprenditoriale sembra aver perso slancio e intraprendenza.

In questo processo di metamorfosi, può darsi che la Simest abbia perso il conto delle sue partecipazioni e nel mucchio siano finite anche imprese che con l’Italia hanno poco o nulla a che fare. Almeno così dice il sen. Lannutti (Idv), che cita due esempi di aziende che non avrebbero i requisiti di nazionalità per essere sostenute nei rispettivi investimenti esteri.

La prima è Lactitalia, un’azienda rumena costituita nel 2005 per la produzione e la vendita dei prodotti lattiero-caseari. Il problema è che vuole vendere i suoi prodotti con marchi che evocano, in maniera deliberata e fraudolenta, il “made in Italy” (mozzarella, pecorini e marcarpone ‘Dolce Vita’, ricotta ‘Toscanella’, ecc.).

La seconda azienda sotto osservazione, partecipata al 49% dalla Simest, è la Parmacotto Usa Inc. che, sebbene dichiari essa stessa che “la metà circa delle carni suine lavorate nel nostro gruppo viene da fuori Italia”, poi commercializza i prodotti con etichette dai nomi tradizionali italiani (salame calabrese, mortadella emiliana, salame toscano, ecc.). E’ evidente la scorrettezza delle pratiche commerciali ingannevoli.

Il senatore dell’Italia dei valori chiede quindi al ministro per lo sviluppo economico di sapere come vengono individuate da Simest le aziende del settore agroalimentare da sostenere e il sistema di controlli sull’attività delle stesse imprese nelle quali acquisisce partecipazioni. Forse nel rispondere a Lannutti il ministro Romani, già che c’è, potrebbe estendere la sua indagine anche oltre il sistema agroalimentare per accertare che i soldi dei contribuenti italiani vengano veramente usati per aiutare le nostre aziende ad esportare nei mercati stranieri.

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