Perché protestano gli IndignAtac

Atac_sliderGli autisti in rivolta temono il taglio degli stipendi. L’Atac potrebbe uscire dal consorzio Metrebus e sospendere treni e collegamenti extraurbani. Il giallo del dossier sui biglietti falsi: l’inchiesta alla procura di Roma

ROMA – Bus, metro e tram sull’orlo del precipizio. La protesta degli autisti Atac contro i tagli all’azienda dei trasporti è una doccia fredda per tutti coloro che sognavano un trasporto pubblico migliore a Roma, anche alla luce dei lavori (interminabili) per le metro B1 e C. E invece pare che si torni indietro: con il 2012 rischiano di sparire completamente i collegamenti extraurbani (Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti), mentre diminuiranno le corse di autobus e metropolitane.

La crisi economica del trasporto pubblico capitolino ha le sue radici nei maxi tagli previsti dalla manovra: 160 milioni in meno al fondo dei trasporti laziali, di cui 80 milioni – cioè la metà – decurtati solo all’Atac. Una sforbiciata alle casse dell’azienda che ha portato prima alla decisione di disdire gli accordi integrativi, per cercare di far quadrare i conti, e quindi ha spinto centinaia di dipendenti a manifestare in piazza. La protesta, cominciata lunedì davanti al deposito della Prenestina, è proseguita ieri proprio in piazza del Campidoglio, davanti agli occhi increduli dei turisti e delle coppie in fila per sposarsi al municipio. A nulla sono servite le rassicurazioni dell’assessore alla Mobilità di Roma Capitale – “Non sono previste decurtazioni economiche per i lavoratori”, ha detto Aurigemma dopo aver incontrato i sindacati. Gli “IndignAtac”, come li hanno soprannominati, sono scesi in piazza minacciando il blocco totale della città e lamentando straordinari mai pagati e turni più lunghi. E soprattutto il rischio dei tagli agli stipendi.

Atac spa ha voluto dire la sua. In merito alla disdetta degli accordi aziendali, la società ha precisato che “è da riferirsi unicamente a quelli in essere tra le parti della convenzione cosiddetta Metrebus (Trenitalia SpA e Cotral SpA), e non al sistema tariffario integrato, la cui disciplina è di competenza della Regione Lazio”. Una precisazione che, se possibile, ha buttato benzina sul fuoco. Il consorzio Metrebus, infatti, riunisce Atac, Cotral e Ferrovie dello stato e consente ai pendolari di viaggiare su treni regionali, pullman extraurbani, bus e metropolitane romane con lo stesso biglietto. Se Atac uscisse da Metrebus questo non sarà più possibile, mentre l’azienda capitolina potrebbe aumentare il prezzo dei biglietti senza coordinarsi con la Regione. E sulla metro di Roma si viaggerebbe al costo di 1,50 euro anziché un euro.

In realtà è proprio Cotral il fantasma che turba i sogni della municipalizzata capitolina. Secondo alcune indiscrezioni l’azienda regionale, che è stata meno colpita dai tagli della manovra, potrebbe accorpare in sé l’Atac creando un’unica società dei trasporti per tutto il Lazio. La Regione ha smentito, categoricamente. Ma di fatto mentre l’accordo di servizio per Cotral è stato già rinnovato, quello di Atac deve ancora essere messo a bando dal Campidoglio.

 

Dal rosso dei conti al giallo dei dossier nascosti

Alla questione economica si aggiunge una vicenda giudiziaria dai contorni ancora poco chiari. Al centro del dossier, stavolta, c’è la filiera della bigliettazione e presunte irregolarità nell’emissione dei tagliandi per viaggiare su bus e metro. Un business da 250 milioni di euro l’anno, di cui un terzo finirebbe nel “buco nero” di una truffa.

La Guardia di finanza avrebbe infatti scoperto una serie di stamperie clandestine operative nella Capitale dal 2003. La vicenda è finita anche in tribunale con l’apertura, da parte del sostituto procuratore Pietro Giordano, di un fascicolo per i reati di falso e truffa. Nel 2010 infatti, dopo una serie di controlli della Gdf, l’Atac ha istituito una commissione d’inchiesta interna i cui dossier, però, non sono mai stati consegnati alla magistratura nonostante l’Atac sia parte lesa nel procedimento penale. E l’inchiesta, costata il posto a due dipendenti, secondo voci non confermate sarebbe ora in via di archiviazione.

Nella presunta truffa milionaria sulle biglietterie “parallele”, spunta anche un nome eccellente. Si tratta della Finnat Fiduciaria. La società controlla al 60% Claves srl, gestore della biglietteria Cotral, a sua volta nata dalle ceneri di un’azienda australiana, la Erg Limited, che dal 1999 stampa i biglietti per l’Atac. Amministratore di entrambe le società, senza soluzione di continuità, è tale Steven Bruce Gallagher, manager australiano. E la banca Finnat, ciliegina sulla torta, è stata coinvolta nella fallita scalata di Unipol alla Bnl.

(Federica Ionta)

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