L’amministratore dell’Enel rivede i conti di casa sua

Fulvio_Conti_sliderPesano sul bilancio di previsione del gruppo la crisi economica e l’aumento della pressione fiscale

ROMA – Alle prese con il dopo-nucleare, con il rallentamento della domanda, con l’aumento della pressione fiscale e la conseguente riduzione dei margini, con tensioni crescenti sul fronte finanziario, Fulvio Conti ha convocato tutte le prime linee del gruppo elettrico per aggiornare le linee strategiche dei prossimi anni.

“In camera caritatis”, il discorso dell’amministratore delegato è stato duro ed inflessibile. Le condizioni dei mercati internazionali (Argentina e Brasile in primis) e soprattutto di quello italiano – è stato l’incipit di Conti – non fanno prevedere nulla di buono per la redditività nell’immediato futuro. Tra le cause della flessione c’è anche la ripresa lenta della domanda e la maggiore penetrazione delle energie rinnovabili, ma soprattutto c’è l’impatto diretto della Robin Tax sui conti del gruppo.

Con il decreto legge di metà agosto infatti l’aliquota addizionale Ires della “Robin Hood Tax” per le società operanti nel settore energetico per i periodi di imposta dal 2011 al 2013 è stata aumentata dal 6,5% al 10,5%. E’ stata inoltre estesa anche ai soggetti che svolgono attività regolate sia nel settore elettrico che in quello del gas (trasmissione e distribuzione), nonché ai soggetti che producono elettricità da biomasse e da fonte solare o eolica. Per tutti vige, come si sa, il divieto di riversare l’imposta sui clienti finali.

Una “tegola” in testa di questa portata, valutata dall’Enel in circa 400 milioni, proprio non ci voleva, tanto più se si considera il costo ancora molto elevato dell’indebitamento che grava sul gruppo (45 miliardi di euro), abbondantemente superiore a quello di tutte le altre imprese elettriche europee. Fulvio Conti vede così minacciata la capacità di remunerazione della capogruppo, che è stata finora molto generosa con i propri azionisti che hanno ricevuto l’anno scorso un dividendo pari all’8,5% del prezzo di ogni azione, secondo solo al dividendo distribuito dalla tedesca Rwe.

La parola d’ordine dunque nel breve-medio termine diventa per l’amministratore dell’Enel il contenimento dei costi e il recupero di efficienza operativa. Occorrerà di conseguenza riconsiderare il piano degli investimenti in conto capitale (capital expenditure), consolidare le posizioni sui mercati maturi e sviluppare pipeline rinnovabili. Su un arco di tempo più lungo bisognerà pensare a razionalizzare la struttura delle società operanti in America latina, ad investire pesantemente nella ricerca e nell’innovazione e a sviluppare nuovi progetti nei paesi in crescita.

Tracciata pertanto la rotta, la parola passa ora alle singole unità di business dell’Enel che dovranno calarla nell’ambito delle rispettive responsabilità gestionali.

Potrebbero interessarti anche