Libia, chi paga la piattaforma dell’Eni?

raffineria-eni-SLIDERUomini e mezzi della Marina al lavoro per riattivare la struttura a ovest di Tripoli. Giallo sui costi

ROMA – Dopo lo scandalo delle 19 Maserati, le casse del ministero della Difesa tornano sotto la lente d’ingrandimento.

Dal 23 settembre scorso, hanno fatto notare ieri in un’interrogazione al ministro La Russa alcuni deputati dell’opposizione, la Difesa italiana è impegnata in una maxi-operazione di sostegno all’Eni nella Libia nord-occidentale.

Proprio in quella zona, 70 chilometri a ovest di Tripoli, l’azienda petrolifera ha appena riaperto la piattaforma di Sabratha, chiusa dal febbraio 2010 a causa del conflitto internazionale. Un’infrastruttura con 15 pozzi che, una volta a pieno regime (nel 2012), saranno in grado di produrre fino a 13 milioni di metri cubi di gas al giorno. “Un altro importante passo verso il progressivo ripristino delle attività produttive in tutti i campi in Libia”, hanno commentato ieri i vertici dell’azienda italiana, ricordando che il gas sarà trattato nell’impianto di Mellitah e giungerà in Italia attraverso il gasdotto Greenstream, riaperto lo scorso 13 ottobre.

La missione colossale ha coinvolto per oltre un mese uomini e mezzi dello Stato: la nave e il Reggimento San Marco, il Comando incursori e subacquei della Marina, elicotteri per missioni di ricognizione e supporto, tiratori scelti e artificieri dei gruppi Goi, Eod e Gos. Tutti “impegnati nella riattivazione dei siti petroliferi e gassiferi, in supporto all’Ente nazionale idrocarburi”. E non solo. Nonostante il ripristino con successo della struttura di Sabratha, la nave San Marco si trova ancora nel mare libico “per fornire supporto aereo per il trasporto dei tecnici incaricati al riavvio delle piattaforme di Sabratha e Bouri”.

Difficile immaginare il costo di un’operazione militare tanto imponente, informazione che i deputati Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti hanno chiesto chiaramente al ministro La Russa. Dopo la storia delle Maserati, i cittadini e contribuenti vorrebbero sapere anche se l’Eni abbia contribuito in qualche misura alle spese. O se, al contrario, a pagare è stato solo l’Erario italiano.

 

Leggi anche:

Libia, l’Eni riattiva la piattaforma di Sabratha (3 novembre 2011)

Potrebbero interessarti anche