Quegli embrioni sparsi in giro per l’Italia

Embrione_sliderDal 2004, entrata in vigore della legge 40, gli embrioni continuano a giacere nei diversi centri italiani

ROMA – Era il 2004 quando con la tanto discussa legge 40 si disciplinò la procreazione assistita in Italia. Nello stesso decreto si vietava di estinguere gli embrioni risultati soprannumerari a seguito delle pratica di procreazione assistita a cui si sottopongono molte coppie. Gli embrioni eccedenti, prima dell’entrata in vigore della norma, venivano ‘abbandonati’ nei diversi centri italiani e conservati in azoto liquido. Subito dopo la nuova legislazione, nell’agosto dello stesso anno, il ministero della Salute Girolamo Sirchia stanziò appositi finanziamenti perché fosse effettuato un censimento degli embrioni abbandonati (ad opera dell’Istituto superiore di sanità) e perché fosse istituita una biobanca nazionale (presso l’ospedale Maggiore di Milano) che ricevesse gli «embrioni orfani» provenienti da tutte le parti d’Italia.

Secondo quanto risulta a diversi parlamentari del Partito Democratico i fondi stanziati (50.000 euro destinati all’Istituto superiore di sanità e 400.000 destinati alla realizzazione della biobanca) sono stati rendicontati già nel 2005 e il censimento risulterebbe effettuato e la struttura realizzata ma, gli embrioni continuano a giacere ancora nei diversi centri per la fecondazione artificiale sparsi per l’Italia.

Poco tempo fa il Governo intervenendo in commissione Affari sociali, nel corso del dibattito sulla proposta di legge che reca disposizioni per consentire l’impianto degli embrioni abbandonati giacenti presso i centri italiani di procreazioni medicalmente assistita, ha riferito, in seguito alle sollecitazioni ricevute dagli stessi interroganti di allora che il trasferimento di embrioni presso la biobanca nazionale non è mai avvenuto per inapplicabilità del decreto riconducibile a problemi che non erano stati tenuti in considerazione ai tempi dell’emanazione del citato decreto Sirchia riportando come esempio il trasporto degli embrioni (mancanza di una appropriata e mirata copertura assicurativa) o i vincoli legati al rispetto della normativa sulla privacy.

Gli onorevoli, tra cui Luciana Pedoto, Luisa Bossa e Anna Margherita Miotto, firmatari di una interrogazione parlamentare, chiedono quindi al ministro della Salute in carica di conoscere a quanto ammontino complessivamente ad oggi i costi relativi alla realizzazione della biobanca, se sia stata effettuata la manutenzione, se ne sia stato fatto utilizzo diverso, o se la struttura abbia subito danneggiamenti.

I deputati del Partito Democratico chiedono inoltre di sapere quando i limiti e le criticità, che avrebbero reso il decreto di fatto inapplicabile, si siano manifestati, e perché non si sia provveduto alla sospensiva per autotutela. E infine se si sia provveduto, nel rispetto della legge, a censire gli embrioni e a vigilare per evitare usi distorti o eventuale commercio.

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