Rischio idrogeologico, ormai è emergenza Paese

AlluvioneTre miliardi di danni solo nel 2010. Ridurre il rischio idrogeologico costerebbe invece circa 6 miliardi di euro

ROMA – “Che la situazione idrogeologica dell’Italia sia ‘un’emergenza Paese’ è cosa nota da tempo, il resto sono ‘lacrime da coccodrillo’”. Comincia così il comunicato stampa dell’Anbi, l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, che si occupa della tutela, della difesa e della valorizzazione del territorio attraverso i consorzi di bonifica. Il grido d’allarme lanciato da tempo dall’associazione arriva puntuale anche stavolta dopo gli ultimi disastri verificatisi a causa dell’ondata di maltempo.

“In questo momento – si legge nella nota – in cui la difesa idrogeologica sta occupando le prime pagine delle cronache, siamo a ricordarvi che da oltre 10 anni, chiediamo inascoltati un Piano Nazionale degli Invasi, capace di trattenere le acque in eccesso (evitando le alluvioni) per utilizzarle nei momenti del bisogno (siccità)”. Non solo.

A farsi sentire lo stesso presidente, Massimo Gargano. “Di fronte alla nuova tragedia ambientale che colpisce il territorio del nostro Paese, accanto all’umana vicinanza con le vittime, non possiamo che responsabilmente riproporre la proposta di un Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, già presentato nello scorso febbraio e rimasto inascoltato. In una fase congiunturale particolarmente difficile per il Paese – prosegue – è opportuno evidenziare che il rischio idrogeologico è un fattore profondamente economico non solo perché riparare i danni costa molto più che prevenirli, ma anche per le pesanti conseguenze, che comporta nel tempo sulle attività del territorio. L’attuazione del piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, essendo per lo più composto da progetti immediatamente cantierabili, permetterebbe altresì importanti ricadute occupazionali anche nel Lazio dove secondo i dati ministeriali, l’85,5% dei comuni è a rischio idrogeologico”.

Gli eventi alluvionali che lo scorso hanno si sono abbattuti sul nostro Paese hanno provocato danni per oltre 3 miliardi di euro nelle diverse regioni senza tener conto delle gravi conseguenze sull’economia e sull’occupazione. L’associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, già nel 2010, elaborò una serie di proposte, finalizzate alla riduzione del rischio idrogeologico allo scopo di offrire un valido contributo per un’azione di prevenzione perlomeno nell’ambito dei territori di competenza dei Consorzi di bonifica. Si trattava di 1.365 progetti per un importo complessivo di 4.183 milioni di euro, per la cui realizzazione si proponeva una proiezione dell’impegno di spesa in 15 anni.

Il piano per quest’anno contiene 2.519 progetti, quasi tutti cantierabili, per un importo complessivo di 5.723 milioni di euro. Si tratta ovviamente di indicazioni relative ad azioni per le quali vi è la competenza dei Consorzi di bonifica.

Le azioni più urgenti da attuare sono:
−    sistemazioni idrauliche, regimazione di fossi e corsi d’acqua minori;
−    rifacimento, risagomatura e ammodernamento delle reti di bonifica;
−    realizzazione, adeguamento e rifacimento briglie ed altre opere di bonifica;
−    sistemazioni idraulico forestali ed idraulico agrarie;
−    ristrutturazione, ammodernamento, potenziamento delle idrovore esistenti e delle infrastrutture connesse;
−    realizzazione nuovi impianti idrovori;
−    manutenzioni straordinarie, espurgo di alvei e foci di corsi d’acqua;
−    ripristino opere idrauliche danneggiate da eventi alluvionali;
−    consolidamenti arginali, stabilizzazioni degli alvei e delle sponde;
−    realizzazione, potenziamento dei bacini per la laminazione delle piene e delle vasche di espansione;
−    ristrutturazione chiaviche;
−    realizzazione canali scolmatori.

L’importo suindicato di 5.723 milioni di euro può ritenersi consistente, anche se va tenuto conto che tale importo risulta irrisorio rispetto alle spese sostenute per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche.
Si ricorda che il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull’intero territorio nazionale è stato indicato dal Governo in 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero.

Si è certamente consapevoli delle difficoltà connesse al debito pubblico, ma è indispensabile individuare soluzioni idonee per il reperimento delle risorse, anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui, secondo una soluzione già adottata nel recente passato.

L’allungarsi della catena di disastri territoriali, causati da eventi meteorologici particolarmente gravi, ha posto in evidenza, ancora una volta, la drammatica situazione di vulnerabilità del territorio del nostro Paese, cui non è garantito un adeguato stato di sicurezza idrogeologica. Secondo infatti uno studio del ministero dell’Ambiente e del Territorio, il 68,6% dei Comuni ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico che interessano il 7,1% della superficie territoriale, mentre secondo il dipartimento della Protezione Civile insieme a Legambiente, ha realizzato un’indagine nell’ambito di “Operazione fiumi 2010”, da cui emerge che oltre 3,5 milioni di cittadini (6% della popolazione) sono esposti al pericolo di frane o alluvioni. Si tratta di abitazioni, industrie, infrastrutture, perfino scuole ed ospedali costruiti in aree a rischio.

La tutela ed il risanamento idrogeologico del territorio tramite la prevenzione dei fenomeni di dissesto e la messa in sicurezza delle situazioni a rischio costituiscono priorità strategiche per garantire al Paese quelle condizioni territoriali indispensabili per la ripresa della crescita economica.

 ELENCO INTERVENTI PER IL 2011

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