Dal tesoretto digitale 400 milioni di euro alle tv locali

tv-digitali-SLIDERLe frequenze tv assegnate con beauty contest avrebbero fruttato 1,5 miliardi. Di Pietro: “Risarcire le piccole emittenti”

ROMA – Il tesoretto dell’asta per le frequenze digitali? Dovrebbe andare a risarcire, almeno in parte, le tv locali. E’ quanto sostiene il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, in un’interrogazione parlamentare al ministro Paolo Romani.

Nel mirino dell’ex pm c’è la modalità con cui è stato organizzato il bando per le frequenze televisive, cioè il cosiddetto beauty contest, come deliberato due anni fa dall’Autorità di garanzia delle Comunicazioni. Un sistema che prevede la concessione solo a chi risponde ai requisiti fissati dal ministero e nella pratica si è risolto in uno pseudo concorso a titolo gratuito cha ha favorito Rai e Mediaset.

Una scelta, dice Di Pietro, “particolarmente criticabile” perché ha di fatto assegnato sei frequenze “a costo zero” mentre un’asta pubblica avrebbe prodotto “un introito stimato da 1 a 2 miliardi di euro”. “Qualora – chiosa il leader Idv – il vero obiettivo fosse stato quello di assicurare la massima valorizzazione economica delle frequenze da assegnare”.

La questione ha due aspetti. Uno riguarda lo sviluppo della trasmissione dati in mobilità con il 4G, cioè la banda ultralarga con i cellulari; l’altro è riferito all’assegnazione di 6 frequenze ad altrettante emittenti televisive digitali. Mentre nel primo caso gli spazi sono stati assegnati con un’asta (e un incasso di 3,9 miliardi di euro), nel secondo, grazie al beauty contest, i broadcaster nazionali hanno ottenuto gratuitamente gli spazi già liberi. Con una perdita stimata dagli addetti ai lavori intorno a 1,5 miliardi di euro. Oltretutto le tv locali hanno dovuto cedere le proprie frequenze agli operatori di telecomunicazioni, senza ricevere in cambio un adeguato indennizzo. A nulla servì l’emendamento al decreto della manovra economica per istituire l’asta tv, presentato in Senato dal Pd e appoggiato dalle opposizioni: fu bocciato, per un voto.

Sulla vicenda si era espresso, a fine settembre, addirittura il Financial Times. “Il governo – scrissero i giornalisti britannici – perde l’occasione di far cassa e rafforza ulteriormente il duopolio di Rai e Mediaset”.

Sul tesoretto digitale – 3,9 miliardi di euro – hanno già allungato le mani sia il ministro Tremonti, che lo vorrebbe per ridurre il rapporto deficit-Pil, sia il collega Romani, che vorrebbe usare il denaro per concedere sgravi fiscali alle imprese di Tlc. Tra i due litiganti, spunta dunque anche Di Pietro, che chiede al titolare del Mise di “destinare a titolo di indennizzo una quota pari al 10% degli introiti derivanti dall’asta per le frequenze 4G in favore del settore televisivo locale”. Praticamente un mini-tesoretto di 390 milioni di euro: la metà della somma necessaria a risarcire le piccole emittenti, secondo la stima del sindacato Aeranti-Corallo.

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