Il tourbillon dei direttori generali della ricerca

ricercaDopo la nomina dei presidenti si passa ora ai direttori generali. Nomi e cognomi di tutti i “giocatori” in campo

ROMA – Ci sono voluti circa sei mesi per nominare i nuovi presidenti e i consiglieri di amministrazione degli enti di ricerca. Un tempo record se si tiene conto della storica farraginosità delle pratiche amministrative italiane e della complessa (ma, alla luce dei risultati, positiva) procedura di selezione applicata per la prima volta. Se qualcuno però pensava che, fatti i presidenti, gli enti avrebbero ripreso a lavorare con maggiore lena e capacità operativa non aveva fatto i conti con i direttori generali.

Eh già, perché adesso i vertici degli enti rinnovati pretendono di avere organi esecutivi di loro assoluta fiducia. Chiamatelo spoil-system o turnover, la sostanza non cambia: il grande balletto delle nomine dei dg è già cominciato sull’intero scacchiere della ricerca italiana e il prevedibile cambio di governo non ha fatto che accelerare la musica, dal tradizionale andamento lento di queste mediazioni all’allegro con brio prima del rompete le righe.

All’Enea il problema nemmeno si pone perché le funzioni già intestate al Direttore Generale dell’ente sono state affidate con la legge del 2009 al commissario straordinario, Giovanni Lelli, coadiuvato dai due sub commissari Maranesi e Putti, “per garantire la continuità dell’attività di valutazione e programmazione dei progetti in essere”. Salvo verificare la legittimità di una avocazione di poteri così ampia di cui non c’è precedente nell’ordinamento amministrativo.

Al Cra, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, commissariato anche questo dal ministro Romano, le cose sono un po’ più complicate non solo perché il commissario, Domenico Sudano, non ha trovato un feeling particolare con il direttore generale in carica, Giovanni Lo Piparo, ma anche perché quest’ultimo ha compiuto 67 anni ed è quindi pronto per la pensione. Il fatto che il dg non abbia manifestato alcuna intenzione di andarsene spontaneamente potrebbe interessare a breve gli organi di controllo amministrativo del Cra.

I problemi dell’Inea sono invece di natura essenzialmente finanziaria. Il direttore generale Alberto Manelli ha fatto finora i salti mortali per far quadrare i bilanci, ma nonostante questo la liquidità dell’Istituto scarseggia fino a mettere in discussione la puntualità del pagamento degli stipendi. Inoltre qualcuno comincia ad obiettare che i crediti inseriti in bilancio non siano proprio così esigibili come dichiarato, dal momento che si riferiscono anche a progetti ancora da realizzare e che eventuali cartolarizzazioni ne ridurrebbero sensibilmente l’ammontare effettivo. Critiche inoltre sono state rivolte al dg per alcune spese non essenziali, come la recente inaugurazione della sede di rappresentanza a Bruxelles per un solo dipendente.

Le vicende del Cnr, il nostro massimo ente di ricerca, potrebbero essere la trama di un vaudeville. Appena nominato infatti il nuovo presidente nella persona specchiata dell’ex Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, si è aperto il problema del direttore generale. Fabrizio Tuzi, molto legato al Sottosegretario alla ricerca Guido Viceconte, deve aver capito subito che il nuovo corso a piazzale Aldo Moro non era fatto per lui e ha cominciato a guardarsi intorno per cambiare aria. Oggi i bookmakers lo danno favorito per la massima carica operativa dell’Istituto di geofisica e vulcanologia. Il suo posto d’altronde fa gola a molti, tra cui il direttore generale per lo sviluppo della ricerca al Murst, Antonio Agostini, che era approdato al ministero dopo una significativa esperienza all’Agenzia spaziale italiana.

Ma le cose al Cnr non finiscono qui, perché anche le due posizioni di prima fascia previste dalla pianta organica, ossia le due direzioni centrali per la progettazione e le infrastrutture e per la gestione delle risorse, sono entrate nel tourbillon. Alla guida della prima è appena andato in pensione Claudio Battistoni e Tuzi ne ha assunto l’interim. Alla gestione delle risorse invece sedeva tranquillo Alessandro Preti. Senonchè a qualcuno è venuto in mente di eccepire la mancanza dei requisiti di Preti per occupare quel posto e il Tar gli ha dato ragione. Ma conosciuta la sentenza e trovato l’escamotage è stato un gioco da ragazzi: il Preti è stato in effetti retrocesso in seconda fascia, ma subito dopo gli sono riassegnate ad interim le stesse funzioni di direttore centrale.

All’Agenzia spaziale italiana (Asi) si aspettava solo la conferma di Enrico Saggese alla presidenza, che puntualmente è arrivata. A quel momento il divorzio del direttore generale Luciano Criscuoli diventava inevitabile. Il problema è che lo stesso Criscuoli per andare nel 2009 ad occupare quel posto si era dovuto dimettere dalla stessa carica al ministero della ricerca. Non potendo pertanto oggi fare marcia indietro ci si interroga, ansiosamente, su quale potrà essere la sua prossima destinazione.

All’Istituto di astrofisica (Inaf) il posto di direttore generale è vacante dopo che Laura Proietti si è dimessa per profonde divergenze di vedute con il vertice politico dell’Istituto. All’Istituto di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs) invece il problema della direzione generale à stato addirittura risolto in anticipo: dato che l’attuale dg scade a dicembre, è già stato scelto il sostituto, tale Alessio Rocchi, a cui anzi è già stato aumentato lo stipendio di altri 50.000 euro. Si riforma così anche all’Ogs l’accoppiata che ha retto finora (e continuerà a reggere) il Centro di biomedicina molecolare (Cbm), cioè Maria Cristina Pedicchio alla presidenza e Rocchi alla direzione generale.

Dove invece tutto tace, come al solito, è all’Istituto superiore di sanità (Iss) dove regna incontrastato l’evergreen Enrico Garaci, in perfetto equilibrio (politico) con il suo direttore generale, l’ex senatrice del Pd Monica Bettoni. Anche qui tuttavia le cose potrebbero cambiare a breve, non appena sarà stato messo a punto il decreto di riordino dell’Istituto, di cui circola già una bozza predisposta dal Ministro Fazio.

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