Acea e quei 200mila euro per dire No al referendum sull’acqua

aceaSoldi pubblici che il presidente e l’ad dell’azienda avrebbero versato al comitato per il No e che ora dovrebbero restituire

ROMA – Una vera e propria ingerenza, perpetrata con fondi pubblici. Al centro della vicenda la muti utility romana, Acea, e i referendum sull’acqua dello scorso aprile.

Secondo la ricostruzione del consigliere capitolino del Pd, Massimiliano Valeriani, i vertici dell’azienda pubblica, il presidente di Acea Giancarlo Cremonesi e l’ad Marco Staderini, bypassando il cda del gruppo, per mezzo del loro ufficio Relazioni Esterne e Comunicazioni, avrebbe erogato al Comitato Nazionale per il NO ai Referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua un contributo pari a 200mila euro ottenuto a bilancio, come extra.

A motivare tale decisione vi sarebbe stata la forte preoccupazione del management dell’azienda, per il probabile esito abrogativo dei previsti Referendum delle norme sull’acqua, e per paura che l’ampio movimento per il SI, già sostenuto da partiti politici, sindacati e dalla Chiesa, avesse la meglio. Di qui la necessità di dare forza al Comitato per il NO presieduto dall’avvocato Walter Marazziti che, sembrerebbe aver chiesto attraverso una lettera l’aiuto del management al fine di scongiurare l’affermazione referendaria dei favorevoli all’abrogazione delle norme sull’acqua.

E così il numero uno di Acea, Cremonesi avrebbe firmato una determinazione presidenziale che autorizzava il versamento sul conto corrente del Comitato per il No. Denaro pubblico dunque imputabile alle centinaia di migliaia di romani che hanno votato per la gestione pubblica, boicottata invece dai manager della società quotata in borsa.

Acea, infatti, la cui proprietà e controllo è in capo a Roma Capitale per il 51% del capitale azionario, dovrebbe non solo rispettare le leggi dello Stato nel doppio ambito delle società quotate in borsa e di proprietà pubblica (tanto più quando concessionarie di servizi pubblici primari), ma dovrebbe avere anche un di più di responsabilità etica e morale, propria di ogni Amministrazione della cosa pubblica. Inoltre all’area delle Relazioni Esterne e Comunicazione dell’azienda sono assegnate precise risorse per le attività di sponsorizzazione e comunicazione, da utilizzarsi secondo criteri stabiliti e finalità trasparenti quali la promozione delle attività di business di Acea e la pubblicità diretta, o raramente indiretta, del brand Acea.

Alla luce di tutto questo il consigliere capitolino chiede di sapere se il Sindaco e la Giunta di Roma Capitale sono a conoscenza di tale vicenda e se abbiano autorizzato tale iniziativa dagli ovvi risvolti politici. Nel caso che tale ricostruzione corrisponda al vero, ritenendo grave ed inopportuna tale ingerenza, soprattutto perché perpetrata con denaro pubblico, si chiede di adoperarsi affinché venga restituito ad Acea, il contributo di 200mila euro erogato a favore del Comitato Nazionale per il NO al Referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua, deciso con Determinazione del presidente in accordo con l’Amministratore Delegato di Acea SpA, e quindi ad essi imputabile.

Potrebbero interessarti anche