Il governo porta via con sé il decreto per Roma Capitale

roma-capitale-SLIDERIl provvedimento va in fumo, dopo il faticoso accordo con la Regione. L’escamotage di un decreto integrativo

ROMA – L’ostinazione di Gianni Alemanno nel sostenere la fattibilità del secondo decreto su Roma Capitale, quello che dovrebbe trasferire i poteri alla città, è quasi commovente. Assomiglia oramai all’ultimo soldato giapponese dimenticato sull’isola che non si rassegna alla sconfitta del sol levante. Aggrappandosi infatti agli specchi (legislativi), il Sindaco continua a sostenere, contro tutte le evidenze giuridiche, oltre che politiche e cronologiche, che “la riforma di Roma Capitale si può e si deve fare. C’è tutto il tempo necessario. La scadenza del 21 novembre – secondo Alemanno – si riferisce solo all’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri e in conferenza unificata”. Poi ci sarebbero 150 giorni per completare l’iter con i pareri delle Commissioni parlamentari e approvazione finale del CdM. Forse sperava che Calderoli avrebbe portato in extremis il decreto all’ultimo Consiglio dei ministri del governo Berlusconi. E invece il boicottaggio della Lega ha fatto svanire anche quest’ultima occasione.

Escludendo pertanto che si possa fare in una settimana quello che non si è fatto in 14 mesi, peraltro in assenza di un governo, il termine perentorio del 21 novembre si riferisce all’atto finale di approvazione, una volta completato l’intero percorso decisionale stabilito dalla legge. Con rassegnato realismo, il presidente della Commissione per le riforme istituzionali di Roma Capitale, Francesco Smedile, osserva che “il testo del secondo decreto su Roma Capitale deve seguire un iter preciso e ben definito che chiede delle tempistiche procedurali ben precise. La data del 21 novembre e le dimissioni di questo Governo non consentiranno mai, nonostante l’ottimismo mostrato dal sindaco Alemanno e da altri esponenti della maggioranza, l’approvazione del secondo provvedimento di riforma prima della scadenza della legge delega all’esecutivo su Roma Capitale. Qualunque soluzione il Governo avesse intenzione di portare avanti in questi pochi giorni rimasti, con un testo che non potrebbe mai terminare il suo percorso legislativo, creerebbe un ulteriore pastrocchio che farebbe solo del male alla capitale, che già ha dato tanto in senso di rappresentanza con la riduzione dei consiglieri in Assemblea Capitolina (da 60 a 48 ndr) e del numero dei Municipi (da 19 a 15)”.

Chi comunque si rammaricasse per l’occasione persa in pochi giorni non avrebbe capito le vere ragioni del fallimento, imputabili chiaramente alla mancanza di volontà politica da parte della maggioranza di governo e della Lega Nord in particolare. E’ passato più di un anno infatti dal primo decreto (17 settembre dello scorso anno) e si era riusciti persino, sia pure dopo contrasti furibondi, a sottoscrivere un protocollo d’intesa tra Comune e Regione che sgombrava il terreno da qualsiasi controversia.

Che fine fa ora Roma Capitale? Con il governo dimissionario, non resta che guardare all’esito della legislatura. Se si andrà avanti – quale che sia il governo, ma con un potere sicuramente meno incisivo della Lega – si potrà pensare ad una nuova legge delega. Altrimenti bisognerà ricominciare tutto da capo, con il pugno di mosche in mano alla città che ha solo cambiato nome e ridotto le proprie rappresentanze politiche.

A meno che……a meno che qualcuno, come suggerisce un intelligente giurista che preferisce conservare l’anonimato, non tiri fuori dal cilindro la carta del decreto integrativo. Di che si tratta? L’articolo 24 della legge delega del maggio 2009 al comma 5 stabilisce che “con specifico decreto legislativo, adottato ai sensi dell’articolo 2, sentiti la regione Lazio, la provincia di Roma e il comune di Roma, è disciplinato l’ordinamento transitorio, anche finanziario, di Roma Capitale”. E come recita l’articolo 2 della stessa legge al 7° comma? Così: “Entro tre anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, possono essere adottati decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive nel rispetto dei principi e criteri direttivi previsti dalla presente legge” .

Se dunque si riconoscessero al secondo decreto legislativo per Roma Capitale la natura e le caratteristiche dell’integrazione rispetto a norme già in vigore, il tempo a disposizione per approvarlo si allungherebbe di un anno, fino al 21 novembre 2012. L’interpretazione della norma è un po’ tirata? Non spetta a noi stabilirlo. Potrebbe però essere materia di riflessione per i soloni del diritto costituzionale.

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