Perché non funziona la promessa di dimissioni

quirinale-SLIDERSecondo i costituzionalisti l’annuncio di Berlusconi porta con sé una doppia incertezza. L’intervento di Napolitano

 

ROMA – I sostenitori del Popolo Viola sono già scesi in piazza, ieri sera, con panettoni e spumante, per festeggiare la visita di Berlusconi al Colle dopo l’inciampo alla Camera sul rendiconto finanziario, approvato con “soli” 308 voti. Cioè otto deputati sotto la soglia per la maggioranza assoluta, che a Montecitorio è pari a 316. Ma il governo Berlusconi potrebbe comunque arrivare a Natale e addirittura anche al 2013. La promessa di dimissioni annunciata ieri, infatti, non ha un valore giuridicamente rilevante. Tanto più che non ci sarebbero sanzioni se il premier, alla fine, non si ritirasse.

Perché? Secondo il parere di illustri costituzionalisti, tutto sta in quella “promessa”. Una anomalia all’interno del nostro ordinamento costituzionale dalla quale nasce una doppia incertezza.

Primo: le dimissioni avrebbero come destinatario giuridico le Camere, non il Colle, perché il sistema italiano si basa sulla fiducia tra governo e Parlamento, non tra governo e presidente della Repubblica. Il fatto che Berlusconi abbia dato la sua parola a Napolitano, che non è l’interlocutore naturale del governo, crea di fatto delle perplessità.

Secondo: l’annuncio è comunque legato a una condizione, cioè l’approvazione della legge di stabilità. Ma senza nessuna indicazione di quando e come questa sarà approvata, tanto che opposizione e maggioranza stanno già litigando: i primi vogliono accelerare, i secondi rispettare il calendario ufficiale e portare il provvedimento in Aula non prima del 15 novembre.

A conti fatti, cioè, l’unico vincolo al quale il presidente del Consiglio si è legato con l’annuncio di ieri è di tipo etico. Un impegno morale, fra l’altro, che verrebbe meno nel momento in cui la legge finanziaria non fosse approvata.

Quali sono, allora, gli scenari di fronte ai quali si trova il Paese?

Le dimissioni potrebbero effettivamente arrivare dopo la legge di stabilità. Da lì Berlusconi, Lega e Idv vorrebbero tornare alle urne e il Pdl potrebbe “rinascere” con Angelino Alfano. Oppure, a prescindere dal provvedimento in Aula, l’annuncio di ieri potrebbe essere tradito dallo stesso premier. In quel caso alle opposizioni resterebbe solo lo strumento della mozione di sfiducia alla quale, se approvata, potrebbe seguire un governo di larghe intese: forse una soluzione, sicuramente una distorsione del sistema bipolare oggi in vigore. Senza contare che le elezioni del 2008 hanno dato un’indicazione che dovrebbe essere rispettata e già non lo è, si pensi solo all’uscita di Fli dalla maggioranza. Infine, guardando alla Costituzione tedesca, si potrebbe persino ricorrere alla cosiddetta “sfiducia costruttiva”: una mozione di sfiducia motivata che contenga anche le indicazioni al Capo dello Stato per fare un nuovo governo. Ma chi ne farebbe parte?

Troppe domande, ancora. E solo una risposta, i numeri di Piazza Affari: 563 punti base per il differenziale tra titoli tedeschi e italiani, 7,35% il rendimento dei Btp a cinque anni. Grecia, Irlanda e Portogallo hanno cominciato il loro declino finanziario così.

 

L’intervento di Napolitano

Prima una nota con le rassicurazioni sulle effettive dimissioni del premier Berlusconi. Poi, in serata, la nomina di Mario Monti a senatore a vita. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è sceso in campo al termine di una giornata drammatica per i titoli pubblici, per fermare le voci sulla possibile permanenza di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi anche dopo l’approvazione della legge di stabilità. Un intervento, secondo alcuni, al di là delle sue competenze istituzionali: tanto che c’è addirittura chi ha visto nella nomina di Monti una sorta di pre-investitura del Capo dello Stato all’economista, prossimo presidente del Consiglio. Il Colle ha liquidato tutte le voci con una nota formale: “è un riconoscimento a un uomo che ha illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Governo tecnico, dunque, sempre più vicino.

 

(Federica Ionta)

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