Salviamo l’ippodromo delle Capannelle

Capannelle_sliderIl mondo dell’ippica sempre più in rosso. Il debito e il calo del fatturato dello storico ippodromo di Capannelle

ROMA – La crisi morde profondamente il mondo dell’ippica. Come non bastasse il crollo verticale del 30% delle scommesse, che porta gran parte delle risorse finanziarie all’intero settore. A settembre infatti fra totalizzatore e ippica nazionale, il comparto ha totalizzato circa 89,7 milioni di euro contro gli oltre 128 dello stesso periodo del 2010. Nel periodo gennaio-settembre di quest’anno, il movimento delle scommesse (poco più di un miliardo) è andato giù del 20,44% rispetto al 2010.

Ora ci si mette anche il ministero delle Politiche agricole che, stretto nei vincoli della legge di stabilità, non ha ricompreso l’Unire, nel frattempo trasformato in Agenzia per lo sviluppo del settore ippico, tra gli enti beneficiari dei contributi pubblici. Nel riparto cioè dei 2,45 milioni stanziati quest’anno complessivamente dal Mipa al settore ippico non arriverà un euro.

Tradotto in soldoni, questo significa che il budget 2012 dell’ex Unire – come ha spiegato ai sindacati il segretario generale Francesco Ruffo della Scaletta – inizialmente previsto in 400 milioni, in linea con l’anno precedente, vedrà un taglio secco del 25%.  Nonostante ciò, il ministro Saverio Romano si è detto ugualmente fiducioso perché “la diminuzione delle scommesse ippiche appare contemperata da un rinnovato interesse per il settore che, attraverso il coinvolgimento di un ambito produttivo diverso dal mondo delle scommesse, risulta assai rilevante sotto il profilo economico”.  

Il un quadro come questo, caratterizzato da criticità strutturali, gestionali e finanziarie, pure i singoli impianti ippici risentono della crisi. Anche Capannelle, lo storico ippodromo romano del galoppo che compie proprio quest’anno 130 anni, non si sottrae purtroppo a questa congiuntura negativa. La società che gestisce l’impianto, la Hippogroup, ha accumulato un debito complessivo di circe 18 milioni di euro, dovuto per circa la metà al canone di concessione di 2,1 milioni l’anno dovuto al Comune di Roma. Il calo del fatturato, passato in tre anni da 12 milioni del 2009 ai 10 di quest’anno, ha fatto il resto.

Ora però la sezione fallimentare del Tribunale di Roma ha ammesso la Hippogroup SpA al concordato preventivo “in continuità aziendale”. La delibera della giunta comunale del 16 settembre scorso ha consentito infatti al concessionario di tagliare oltre 6 milioni di canoni arretrati e di dimezzare da qui in avanti l’affitto dell’impianto, fino alla scadenza della concessione nel 2016. Le motivazioni di tanta “generosità” da parte del Comune sono state individuate “nelle mutate condizioni del mercato, nelle conseguenze di un eventuale fallimento sui livelli occupazionali (circa 700 dipendenti, ndr) e nell’importanza della continuità nel funzionamento dell’ippodromo romano del galoppo anche sul piano economico”.

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