Contenziosi Italia-Ue: 130 cause in sospeso

corte-giustizia-ue-SLIDERInattuazione delle direttive o violazioni del diritto comunitario. Provvedimenti per circa 10 milioni di euro

BRUXELLES – Centotrenta provvedimenti che, in caso di sanzione, costerebbero al Bel Paese da 10 milioni di euro in su, più una cifra variabile da 22 mila a 700 mila euro al giorno per la penalità di mora. Sono i numeri delle procedure d’infrazione a carico dell’Italia da parte dell’Unione europea: 40 cause per la mancata attuazione di direttive comunitarie nell’ordinamento italiano e 90 per i casi di violazione del diritto dell’Unione.

Ma quanto costa la sordità dei governanti alle norme di Bruxelles? “Ad oggi l’Italia non è mai stata condannata al pagamento di sanzioni pecuniarie conseguenti a una procedura d’infrazione”, confermano dal Dipartimento per le politiche comunitarie presso la Presidenza del Consiglio, che gestisce il database delle cause. Il prossimo 17 novembre, però, è attesa la prima sentenza della Corte di Giustizia europea che potrebbe comportare una condanna al pagamento.

Le multe sono salate. Le sanzioni consistono infatti in una somma fissa e una variabile, a seconda della gravità dell’inosservanza. Per l’Italia la Commissione europea ha indicato la cifra di 9,92 milioni di euro da versare a forfait, più una multa variabile da 22.000 a 700.000 euro per ogni giorno di ritardo negli adempimenti. La cifra è stata fissata da Palazzo Berlaymont nel 2005 e si paga dal momento in cui interviene la Corte di giustizia, a prescindere se il Paese nel frattempo ha rimediato alla inadempienza. La penalità di mora, invece, viene pagata per ogni giorno successivo alla sentenza.

L’Italia ha 102 procedure nella fase pre-contenziosa, divise tra lettere di messa in mora e pareri motivati: in 29 casi, nonostante il Paese abbia avuto un periodo di 60 giorni per rimediare, è arrivata la lettera di diffida. Il resto sono procedure arrivate davanti alla Corte di giustizia, cioè entrate nella fase di contenzioso per cui il Paese può essere chiamato a pagare quei 9,92 milioni di euro: totale, per le 28 procedure di infrazione in fase contenziosa, senza considerare la penalità di mora, circa 300 milioni.

contenziosi_italia_ueSecondo il Rapporto della Commissione sull’applicazione del diritto Ue, l’Italia è tra i Paesi europei più sanzionati insieme a Belgio, Grecia e Spagna. Nonostante, come dichiara il Prof. Robert Adam, responsabile del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio, “l’azione svolta dal 2006 ad oggi ha consentito di dimezzare il numero di procedure aperte contro il nostro Paese”, che in cinque anni sono passate da 275 a 130. Mentre si sono ridotte del 55% le cause per violazione del diritto comunitario, restano i gravi primati negativi per il ritardato o non corretto recepimento delle direttive. “Si tratta di un record che rischia in prospettiva di essere foriero di conseguenze pesanti anche sotto il profilo delle sanzioni”, conclude Adam.

In testa ai settori meno rispettosi dei vincoli comunitari c’è l’ambiente: sul lavoro del ministro Prestigiacomo pesano 31 procedure. Seguono 16 cause in materia di fisco, 11 per il lavoro e 10 sulla salute. Ma i provvedimenti riguardano più o meno tutti gli ambiti della gestione del Paese: dall’agricoltura (1 causa) alla libera prestazione dei servizi (5), passando per gli appalti (6). Alcuni sono recenti, come la diffida per la mancata attuazione della Carta blu sui lavoratori immigrati. Altri sono in contestazione da oltre vent’anni, con tutte le conseguenze che il passare del tempo comporta in termini di eventuale pagamento della mora.

Per fare chiarezza sulla situazione è intervenuto anche l’eurodeputato dell’Efd, Claudio Morganti, che proprio su questo tema ha interrogato Palazzo Berlaymont. Difficile comprendere pure i motivi per cui l’Italia, nonostante le sollecitazioni di Bruxelles, finisca così di frequente davanti alla Corte di giustizia. Difficoltà oggettive? Noncuranza dei responsabili? Certo è che, quando arriva la sanzione, si tratta di cifre importanti, che peserebbero non poco sul già debole bilancio dello Stato italiano.

 

(Federica Ionta)

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