Quando i mercati si mangiano la democrazia

Spread_borsaDietro al passo indietro di Berlusconi c’è l’impennata dello spread. È il mercato che detta le regole

ROMA – Alle prossime elezioni i candidati premier farebbero bene a lasciare perdere i sondaggi e a chiedere una valutazione a Standard & Poor’s o a un’altra agenzia di rating. Ormai il mercato detta le regole. Soprattutto in Italia. Se è vero infatti che la globalizzazione ha appannato già da tempo i vecchi Stati-nazione, affidando sempre più potere ai gruppi industriali internazionali, la politica nostrana è arrivata al punto più basso. Ci penserà Mario Monti (almeno così sembra) a risalire la china e a recuperare autorevolezza. E per fortuna.

Ma nel frattempo varrebbe la pena di ammettere che è stato soltanto lo spread a sfrattare Berlusconi da Palazzo Chigi. Dunque l’Italia, al di là del Cavaliere, ha un problema piuttosto rilevante.

Il mercato ha deciso quale fosse il premier adeguato a questa fase e lo ha fatto capire senza mezzi termini, facendo schizzare il differenziale tra Bot italiani e Bund tedeschi decennali a oltre 500 punti (fino a quattro mesi fa il livello era sotto 250). A quel punto Berlusconi non poteva che prenderne atto. Ha constatato che non c’era la maggioranza assoluta sul Rendiconto dello Stato e non ha esitato a fare un passo indietro. Avrebbe potuto, ovviamente, ricorrere a un voto di fiducia con la benedizione (forzata ma inevitabile) del Capo dello Stato Napolitano. E chissà, forse i “traditori” avrebbero cambiato parere e salvato il governo del Cavaliere. Invece Berlusconi ha annunciato le dimissioni. Perfetto.

Ma il tema resta: i mercati si sono mangiati la nostra debole democrazia parlamentare. Dove non sono riusciti gli attacchi dell’opposizione (sempre più divisa), dei magistrati e dei leader degli altri Paesi europei, è andato a segno lo spread. Gli antiberlusconiani (in crescita in Parlamento e nella società civile) festeggiano. Mentre l’Italia politica è sempre più simile al Titanic.

(Alberto Di Majo)

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