L’Inps rimandato agli esami di riparazione

Inps_sliderGestione insufficiente per la Corte dei conti. Necessario accelerare la transizione al metodo contributivo

ROMA – Se non è una sonora bocciatura poco ci manca. La relazione della Corte dei conti sul bilancio 2010 dell’Inps esprime una netta insufficienza in merito alla gestione dell’ente previdenziale, né il giudizio espresso su quasi tutti i singoli elementi lascia ipotizzare un pronto recupero.

Naturalmente la preoccupazione maggiore riguarda la tenuta del sistema previdenziale nel suo insieme insidiato dal divario crescente tra le minori contribuzioni e le maggiori prestazioni, da cui emerge l’esigenza di una accelerata transizione al metodo contributivo e di una rigorosa verifica sulla adeguatezza della previdenza complementare, in ragione delle scarse adesioni, degli alti costi di gestione e dei bassi e incerti rendimenti.

Ma anche su altri aspetti della gestione la Corte dei conti non ci va leggera. Sulla riorganizzazione interna, per esempio, viene censurata la progressiva esternalizzazione dei compiti istituzionali, così come il riordino degli enti prosegue attraverso soppressioni e accorpamenti, privi delle necessarie disposizioni transitorie, che rendono indifferibile una compiuta opera di specifica riforma dell’Istituto.

Anche il dato positivo della contrazione della spesa per il personale, non compensato da un adeguato ricambio in termini quantitativi e qualitativi, rischia di compromettere i livelli di servizio. Altrettanto si può dire della ripresa del gettito contributivo a cui fa da contrappasso l’arresto della dinamica dei trasferimenti statali.

Rallenta inoltre il ripiano del passivo accumulato dal principale fondo dell’Inps (Fondo pensione lavoratori dipendenti), squilibrato dai dissesti strutturali dei fondi speciali (telefonici, trasporti, elettrici e, in particolare, dirigenti industriali e lavoratori autonomi). Sul piano del sostegno al lavoro, muta l’andamento della spesa con la contrazione della cassa integrazione ordinaria e l’aumento di quella straordinaria e in deroga e, soprattutto, delle indennità di disoccupazione, quale sintomo di maggiore propensione per i licenziamenti.

Il saldo finanziario del bilancio 2010 dell’Inps chiude con un calo da 5,3 a 1,7 miliardi di euro, mentre quello economico torna ad essere negativo, dopo undici anni, passando da 3,2 a meno 1,4 miliardi di euro, con una prima erosione del netto patrimoniale. Le conclusioni della Corte dei conti appaiono sconsolate: “L’analisi delle singole gestioni conferma le debolezze del sistema previdenziale, sorretto dall’ampio attivo patrimoniale delle prestazioni temporanee e parasubordinate, che compensano il passivo Fondo pensione lavoratori dipendenti, degli artigiani e degli agricoli autonomi”. Di questo passo, sembra dire l’organo di controllo amministrativo, non si va da nessuna parte.

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