Sciopero dei penalisti per 5 giorni, per ‘difendere il diritto di difesa’

camere_penaliL’Unione Camere penali si astiene dalle udienze per gli attacchi alla funzione difensiva e per far approvare la riforma

 

ROMA – Da oggi stop ai processi per cinque giorni. I penalisti incrociano le braccia astenendosi dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per denunciare “la gravità dell’attacco in corso alla funzione difensiva” e per sollecitare al nuovo governo e comunque alla politica una riforma forense che sia rispettosa del fondamentale principio di indipendenza dell’avvocatura oltre che la ripresa del dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia.

Durante la settimana di astensione dalle udienze, l’Unione Camere Penali italiane organizza due manifestazioni nazionali: oggi a Verona e il 17 novembre prossimo a Roma, mentre le Camere penali territoriali terranno pubbliche assemblee aperte ai cittadini. Il diritto alla difesa, “uno dei diritti primari della persona sanciti dalla Costituzione”, costituisce “un caposaldo dello Stato democratico”, sostiene l’Ucpi, che cita più esempi della sua violazione: dalla ritardata iscrizione nel registro degli indagati, al ”frequente e illegale” ascolto delle comunicazioni tra il difensore e il suo assistito. Ma non solo. “Vi sono stati casi in cui il difensore è stato sollevato dal segreto difensivo, per giunta con abnorme provvedimento del pm, e illegittimamente forzato a riferire quanto appreso” denunciano i penalisti, riferendosi pur senza citarla direttamente, alla vicenda del legale di Gianpaolo Tarantini, Nicola Quaranta; mentre “si moltiplicano le situazioni in cui gli avvocati vengono incriminati per scelte difensive che il pubblico ministero non ritiene in linea con l’interesse dei loro assistiti”.

Una situazione che “desta grande preoccupazione”, anche perché la classe politica “non ha mostrato alcuna sollecitudine”, non spingendo come avrebbe dovuto sulle riforme che meglio garantirebbero la funzione difensiva, a cominciare da quella costituzionale per l’affermazione della terzietà del giudice, che è stata ”di fatto abbandonata”. Ma soprattutto i penalisti tornano a chiedere l’approvazione, “senza alcun ulteriore arretramento che finirebbe per neutralizzarne gli effetti”, della riforma forense; riforma le cui indicazioni ”vengono radicalmente messe in discussione dalle norme introdotte nella legge di stabilità che lascia intravedere una liberalizzazione selvaggia, una assurda e incostituzionale delegificazione delle norme relative all’ordinamento professionale degli avvocati, e infine la mercificazione della professione forense attraverso l’introduzione di società professionali controllate da soci di capitale non professionisti”.

Molte dunque le udienze slittate già da oggi e che slitteranno nei prossimi giorni: un esempio su tutti, a Catanzaro è stato rimandato al 29 novembre il processo di primo grado scaturito dall’inchiesta ‘Why Not’, sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici, che vede imputate 27 persone.

(Valentina Marsella)

Potrebbero interessarti anche