Un percorso stretto per Mario Monti

napolitano-monti-SLIDERIl neosenatore mette mano all’agenda  ma lo spazio di discrezionalità per le sue scelte è piuttosto limitato

ROMA – Fin qui niente di nuovo, tutto già noto e stabilito nei minimi dettagli: le consultazioni pro forma, l’incarico a Mario Monti di formare il nuovo governo, le posizioni dei partiti espresse al Capo dello Stato che non ne fa cenno nel suo discorso di investitura, il totoministri già in circolazione che mobilita le redazioni, le contestazioni al monarca disarcionato da cavallo.

Il difficile per l’ex rettore della Bocconi sulla strada della fiducia in Parlamento comincia ora. E non è una strada in discesa. Se si eccettuano la Lega Nord, che ha già comunicato il suo voto contrario, e il Pd che ha reso noto il suo favorevole, tutti gli altri gruppi aspettano di conoscere il programma del presidente incaricato e la composizione del nuovo gabinetto rigorosamente tecnico per esprimere il loro voto definitivo.

Da oggi dunque Monti mette mano all’agenda e deve farlo in fretta non solo perché glielo ha chiesto il Presidente della Repubblica, ma anche perché lo pretendono i mercati. Stamattina infatti le Borse europee sembrano in surplace, mentre l’asta dei Btp è stata collocata per intero ma ad un costo per il Tesoro elevatissimo, 6,97% il più alto dal 1997.

Oddio, i paletti del percorso che il presidente incaricato si appresta ad avviare sono tutti già piantati, fin dal 5 agosto scorso quando Trichet e Draghi hanno inviato a Berlusconi la lettera con le richieste della Bce. Se qualcuno non avesse interpretato bene i punti di quella lettera, ci ha pensato la Commissione Ue l’8 novembre a specificarli in 39 domande/prescrizioni. Infine la legge di stabilità promulgata venerdì scorso che ne ha recepito per intero la sostanza.

Monti dunque non si discosterà da quel tracciato che va dalle misure di mobilità e flessibilità per i dipendenti pubblici alla soppressione delle province, dallo spostamento della tassazione dal lavoro ai consumi con una probabile reintroduzione dell’Ici sulla prima casa alla “privatizzazione su larga scala” dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali, ad una “accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti”, all’anticipo dell’età pensionabile a 67 anni rispetto al 2026 già deciso.

Come si vede, un percorso abbastanza stretto in cui non sembra esserci molto spazio per la discrezionalità del professore incaricato. Che poi lungo quel tracciato si riescano a trovare i voti necessari al governo per entrare in carica è tutto un altro discorso.

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