Il gruppo farmaceutico Menarini si compra in contanti Invida

aleottiL’acquisto dell’azienda dell’area Asia Pacific si aggira tra i 440 e 770 milioni di dollari. Per adesso però niente Borsa

FIRENZE – Menarini, una delle poche industrie farmaceutiche rimaste italiane insieme alla Sigma Tau di Pomezia, nonostante la crisi mette a segno una della maggiore acquisizione nei 125 anni di storia del gruppo.

L’azienda ha infatti acquisito il 100% del gruppo Invida, una delle principali realtà farmaceutiche dell’area Asia Pacific, operante a Singapore, Indonesia, Australia, Cina, Hong Kong, India, Malaysia, Filippine, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Taiwan, Thailandia e Vietnam. Il gruppo, con 3.500 dipendenti, fattura oltre 220 miliardi di dollari, rappresenta il 10% del mercato farmaceutico mondiale e ha un tasso di crescita del 20% annuo. I vertici Menarini non comunicano l’importo dell’operazione (si sa però che il pagamento è avvenuto ‘cash’ venerdì scorso) ma dovrebbe aggirarsi tra i 440 e i 770 milioni di dollari, 2-3,5 volte il fatturato.

“L’obiettivo per Invida – spiega Lucia Aleotti, vicepresidente del gruppo – è di arrivare a 1 miliardo di dollari di fatturato nel 2015, pari a circa il 20-25% del totale dell’azienda farmaceutica italiana”.

“È stata una negoziazione impegnativa – spiega Alberto Giovanni Aleotti – che ci ha visto totalmente dedicati negli ultimi mesi. A Singapore si percepisce il fermento di tutti i Paesi dell’area e si raccoglie il ‘concentrato’ delle migliori competenze, grazie anche alle politiche lungimiranti del governo”. Invida ha anche un piccolo stabilimento produttivo a Singapore, ma per Menarini costituirà soprattutto la “porta per il Sud Pacifico” dei prodotti italiani, in particolare per quanto riguarda farmaci per patologie cardiovascolari, antibiotici, antidolorifici, antireumatici.

Gli stabilimenti Menarini producono ogni anno 600 milioni di pezzi e da questa acquisizione, ha spiegato il direttore generale, Domenico Simone, deriveranno anche nuove assunzioni in Italia. In futuro Menarini prevede anche nuove acquisizioni: “Abbiamo liquidità per cogliere le occasioni”, ha spiegato Lucia Aleotti. In particolare il focus è aperto sul Sud America.

La casa farmaceutica italiana, non punta però alla borsa: “Se ne avremo bisogno per la crescita nessuno esclude nulla ma al momento non è alla nostra attenzione”, spiega la vicepresidente Lucia Aleotti. “La Borsa per noi non è un’opzione perché in Borsa si va o per monetizzare o perché si cercano risorse per fare un passo importante; noi lo abbiamo già fatto da soli”, ha aggiunto Aleotti.

Il gruppo Menarini con un fatturato 2010 di tre miliardi stima per quest’anno “di crescere di qualche punto” ha dichiarato il direttore generale Domenico Simone. “La crescita purtroppo non riguarda l’Italia ma solo l’estero” ha aggiunto la vicepresidente che ha ricordato i drastici tagli alla spesa farmaceutica pubblica nel Paese.

Sempre Aleotti ha risposto anche sull’inchiesta della Procura di Firenze che coinvolge il patron Alberto Aleotti, che ha appena lasciato la guida dell’azienda, e i figli Lucia e Alberto Giovanni e che la settimana scorsa ha notificato la chiusura delle indagini. “Alla fine la verità emergerà; siamo confidenti che, passato il momento delle indagini preliminari, si potrà arrivare a discutere nel merito e arrivare a una svolta”. Tra le accuse dei pm fiorentini c’è quella di truffa ai danni dello Stato per 850 milioni di euro riciclaggio, evasione fiscale e corruzione.
ipotizzando un danno per lo Stato di circa 850 milioni di euro.

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