Il profondo rosso di Finmeccanica: perdita da 324 milioni

finmeccanica-SLIDERIl presidente Guarguaglini non partecipa al cda che ha approvato i conti dei primi nove mesi

ROMA – Il presidente Pier Francesco Guarguaglini non ha partecipato ieri sera al Consiglio di amministrazione di Finmeccanica che ha approvato il bilancio (in profondo rosso) dei primi nove mesi e il piano strategico del prossimo biennio. Non è dato sapere se il presidente abbia disertato la riunione per non assistere allo “spezzatino” annunciato della sua creatura, o per dissensi sulle scelte strategiche imposte dall’amministratore delegato Giuseppe Orsi (o, com’è logico, dei due motivi insieme).

Certo è che l’analisi dei conti presentati ai consiglieri di amministrazione riuniti notte tempo a piazza Monte Grappa non deve essere stato uno spettacolo gradevole. Stando ai resoconti di questa mattina, il risultato netto dei primi nove mesi di quest’anno si chiude con una perdita secca di 324 milioni di euro, contro un utile di 321 milioni di un anno fa (il passivo diventa addirittura di 767 milioni se non si considerano le operazioni straordinarie). E per l’intero esercizio – per ammissione della stessa azienda – il risultato potrebbe essere anche peggiore rispetto al 30 settembre. L’indebitamento finanziario è salito a 4.66 miliardi di euro rispetto ai 3.13 miliardi del 31 dicembre 2010. Il titolo Finmeccanica stamattina è stato sospeso dalle contrattazioni alla Borsa di Milano per eccesso di ribasso e in chiusura di seduta ha perso il 15,8%.

Gli azionisti naturalmente rimarranno quest’anno a bocca asciutta, mentre si rivoltano come un calzino il piano strategico firmato da Guarguaglini e il suo piano industriale. Le condizioni critiche dei mercati di riferimento in Italia, Gran Bretagna, Usa e Libia, dove vengono a mancare “importanti commesse”, hanno sicuramente giocato un ruolo determinante nel deterioramento dei conti del gruppo, ma i problemi gestionali delle diverse aziende consolidate hanno fatto il resto. Il programma di Orsi promette dunque per i prossimi 24 mesi lacrime e sangue: riduzione dei costi generali per oltre 140 milioni e sopratutto la dismissione di attività per circa un miliardo tra settore civile, controllate estere nell’elettronica e partecipazioni minoritarie.

Le principali linee di intervento previste nel piano strategico approvato dal cda riguardano i settori dell’aeronautica, dei trasporti e dell’elettronica per la difesa. Per l’aeronautica, che presenta oneri non ricorrenti per 753 milioni, è stato approvato un piano, condiviso con le organizzazioni sindacali, per rilanciare il settore, attraverso la riduzione della forza lavoro, la ristrutturazione delle attività di produzione e di ingegneria e la razionalizzazione della logistica al fine di ridurre i costi esterni. Nel settore dei trasporti il nuovo piano strategico prevede la ristrutturazione di Ansaldo Breda, attraverso una partnership strategica e industriale mirata a rilanciare l’impresa e consentire il progressivo deconsolidamento della stessa dal perimetro del Gruppo. Infine nell’elettronica per la difesa e sicurezza, il principale core business del gruppo, sarà avviata il prossimo anno l’integrazione tra le società del settore, ad esclusione di quelle statunitensi, al fine di razionalizzare il portafoglio tecnologico, migliorare le performance industriali e finanziarie, aumentare la quota di mercato e ridurre i costi.

Stamattina amministratore delegato si è precipitato a Londra per illustrare agli analisti i risultati non esaltanti del gruppo e soprattutto le sue prospettive di breve medio termine. Forse per farsi coraggio Orsi prima di partire ha dichiarato che “ci troviamo in una congiuntura incerta che richiede interventi straordinari. Tuttavia non ho dubbi che Finmeccanica abbia davanti un futuro brillante, nonostante il contesto difficile in cui operiamo oggi. Infatti questa situazione ci offre l’opportunità di delineare con chiarezza la nostra missione, la nostra organizzazione e le nostre ambizioni. Ci aiuta, inoltre, ad agire con maggiore risolutezza, a sfruttare al meglio i nostri punti di forza – che sono tanti – e ad analizzare rigorosamente le nostre debolezze – cosa che stiamo facendo”. C’è solo da augurarsi che chi si accontenta oggi possa godere domani.

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