Gli ultimi giorni di Matteo Marzotto all’Enit

Brambilla_Marzotto_sliderI giochi di prestigio dell’ex ministro del Turismo Brambilla. La cattiva gestione dell’Enit e della sua controllata

ROMA – Il giochetto di prestigio del ministro del turismo Brambilla è stato scoperto facilmente. Infatti, dopo aver nominato Matteo Marzotto commissario straordinario dell’Enit, ha tardato fino all’estremo la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione dell’Ente. Successivamente, quando i nuovi amministratori sono stati formalizzati ed ormai insediati, ha prima presentato alle Camere la proposta del povero Marzotto a presidente dell’Enit per il parere di rito e poi l’ha ritirata precipitosamente.

Lo scopo palese del trucco era quello di mantenere quanto più possibile la gestione commissariale dell’Ente per cercare di fare assumere a Marzotto altre delibere d’intesa con il direttore generale Rubini e senza doverne rendere conto agli organi collegiali di amministrazione. Oggi, per esempio, pare che il bel Matteo si riunisca con i revisori dei conti per decidere la cessione di un immobile e l’assunzione di dirigenti. Ovvero, tutti atti giuridicamente vincolanti.

Quando pertanto il nuovo CdA terrà la sua prima riunione, si troverà tutto già fatto. Ma chi glielo dice al giovane Marzotto che appena si insedia il nuovo Governo, il CdA avrà modo di contestargli assieme alle Regioni i suoi comportamenti avventati? E chi gli spiegherà che se avesse dimostrato maggiore equilibrio, proprio in queste ore, avrebbe avuto ancora titolo per cercare di rimanere in sella?

A corredo di tutto questo arriva una interpellanza a firma di alcuni deputati del Pd tra cui Anna Teresa Formisano all’ex ministro del Turismo, Michela Brambilla per chiedere appunto se non ritenga di porre fine alla gestione commissariale dell’Agenzia e di motivare il ritiro della proposta di nomina di Matteo Marzotto a presidente dell’Enit, e di assicurare l’insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione, la cui inattività sta danneggiando pesantemente la promozione del turismo italiano e la competitività delle nostre imprese turistiche. La deputata domanda inoltre se non ritenga il ministro di fornire chiarimenti e spiegazioni rispetto ad alcune vicende che stanno interessando l’Enit e la società Convention Bureau.

In questi ultimi mesi, spiega Formisano, si è registrato un forte indebolimento dell’Agenzia, con i trasferimenti statali passati da 45 a 33 milioni di euro e le spese per le attività di pubblicità e promozione da 10 milioni a 458 mila euro, mentre ammontano a oltre 15 milioni di euro le spese per il personale (circa 83 mila euro a testa). Nonostante queste difficoltà, nel 2011 sarebbero stati destinati ad altri fini ben 6 milioni di euro ed è stata costituita Convention Bureau, una controllata con il compito promuovere il turismo congressuale, una competenza già dell’Enit. Nel consiglio di amministrazione della Convention Bureau figurano, tra gli altri, il direttore generale dell’Enit Paolo Rubini (già responsabile della banca dati dei Circoli della Libertà) che in pratica ha imposto se stesso come presidente e consigliere delegato (il controllante che si nomina controllato), Laura Colombo, assistente della Brambilla, ed Eugenio Magnani, altro suo fedelissimo collaboratore.

Motore dell’operazione Convention Bureau – si legge ancora nell’interpellanza – è, infatti, il dipartimento per il turismo, mentre l’Enit ha autorizzato (o meglio indotto a giudizio dell’interrogante) il consiglio di amministrazione della controllata Promuovitalia a costituire la nuova società e a diventarne azionista unico. Società che tuttavia non si è ancora dotata di fondi, in quanto Promuovitalia, in attesa di conoscere come verranno impiegati, sta rimandando il trasferimento.
Dopo la designazione del Cda di Convention Bureau, è stata definita una modifica statutaria finalizzata a ridurre i componenti del consiglio (ridotto a 3 membri): oggi siedono nel Consiglio il direttore generale del ministero per i beni culturali Mario Resca (presidente), Paolo Rubini, e Rino Lepore, proprietario dell’Harry’s bar.

Questo intreccio di partecipazioni e il doppio ruolo del direttore generale Rubini, peraltro privo di competenze specifiche, ha determinato dubbi trasferimenti di risorse finanziarie tra le varie società, ed infatti Convention Bureau, senza svolgere alcuna attività, in appena quattro mesi ha accumulato un passivo di 500 mila euro, che a fine anno potrebbe raggiungere il milione, mentre le regioni cominciano a lamentarsi per la gestione della promozione del turismo operata dall’Enit.
Ad avviso degli interroganti, decisioni irresponsabili e procedure discutibili (quale la nomina del testo discrezionale del direttore generale condivisa dal presidente Marzotto durante la fase commissariale con contratto pluriennale), rischiano di mettere una pietra tombale alle politiche di promozione dell’industria turistica nazionale.

Non sono discutibili solo le modalità di promozione all’estero e la mancata concertazione delle politiche settoriali, come hanno più volte lamentato le stesse regioni (la cui competenza in materia è fuori discussione), ma anche vicende gestionali grandi e piccole, quali commissioni di gara e procedure d’appalto, oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo in Parlamento, sino a giungere alla incredibile vicenda della costituzione di una società per la commercializzazione del turismo congressuale e della designazione dei suoi vertici con annesse prebende ed indennità, tutto secondo gli interroganti in contrasto con le norme di legge (ed, infatti, la società, come ricordato sopra, ha accumulato in soli quattro mesi un passivo di oltre mezzo milione di euro, spesi non si sa come).

Potrebbero interessarti anche