Aperta la corsa per i sottosegretari, partiti al lavoro

poltrone-governo_SLIDER-Andrea_Omizzolobanchi-governo-SLIDERPochi ministri con tante competenze non possono fare a meno dei vice. Mef e Mise i più ambiti

ROMA – Fatti i ministri e incassata la fiducia, ora è la volta dei sottosegretari. Uno sparuto drappello di politici, cacciati dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra, magari sotto le spoglie della competenza tecnica.

Come sempre accade in questi casi, i plenipotenziari del presidente del Consiglio, coordinati dal potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, stanno lavorando agli organigrammi, sotto l’occhio vigile del professore. E il compito non è affatto facile perché si tratta di coniugare tra loro opposte esigenze: da un lato un esecutivo snello con pochi dicasteri, efficiente e coeso; dall’altra un’area di competenze e di funzioni sconfinata che i poveri ministri farebbero sicuramente fatica a gestire in maniera efficiente e puntuale.

A cominciare naturalmente dal premier che è anche ministro ad interim dell’economia e delle finanze. Un carico di lavoro assolutamente insostenibile se non coadiuvato da un nutrito staff di collaboratori e soprattutto di vice all’altezza della situazione. A via XX Settembre starebbe per sbarcare il rettore della Bocconi Guido Tabellini, una sorta di alter ego di Mario Monti. Gli altri due nomi che si fanno, quello dell’attuale capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e del direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, se fossero “promossi” a sottosegretari, come si mormora, aprirebbero il problema della loro sostituzione in altrettanti posti chiave di pari se non superiore caratura.

L’altro mega ministero – dentro cui ci sono sviluppo economico, politica industriale, energia, commercio estero, comunicazioni, infrastrutture, trasporti – appare obiettivamente di difficile gestione, anche per un campione di versatilità professionale come Corrado Passera. Di conseguenza la scelta dei sottosegretari è piuttosto ardua. I nomi che circolano sono solo quelli di Antonio Martusciello (ex Pdl) o Nicola D’Angelo (Agcom) per le telecomunicazioni, mentre per le infrastrutture il candidato dovrebbe essere Antonio Bargone (ex Pd) che ha ricoperto lo stesso incarico nel gabinetto Prodi.

Al ministero dell’Interno, retto con mano ferrea da Anna Maria Cancellieri, si fanno i nomi di uno o più prefetti a cominciare da quello di Achille Serra o del commissario antiracket Raffaele Lauro. L’altra iron woman Paola Severino potrebbe chiamare accanto a sé un magistrato da scegliere tra Michele Saponara (ex Csm in quota Pdl) o il capo del Dipartimento giustizia al ministero, Augusta Iannini. Al lavoro, per finire con le quote rosa, la rosa dei papabili sottosegretari e/o vice ministri è ampia e comprende l’eterno candidato Pietro Ichino, o in alternativa uno tra Carlo Dell’Aringa (Università Cattolica) e Luigi Cocilovo (Cisl).

Altri nomi in libera uscita. L’ex senatore Udc Francesco D’Onofrio se la dovrebbe vedere con Antonio Malaschini (ex segretario generale del Senato) per il posto di sottosegretario ai rapporti col Parlamento. Per i Beni Culturali si fa con insistenza il nome dell’ex assessore alla cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, mentre il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, potrebbe essere candidato agli Affari europei.

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