Acqua Marcia all’incontro con le banche

Porto_turistico_FiumicinoSettimana decisiva per il gruppo. Molti gli asset pronti alla dismissione. Piano di ristrutturazione 2011-15

ROMA – Sarà questa la settimana decisiva per lo show down tra il gruppo Acqua Marcia e le banche creditrici? Dell’appuntamento in effetti si è cominciato a parlare circa un anno fa quando la società di Francesco Caltagirone Bellavista, appesantita da quasi un miliardo di euro di debiti, ha chiesto alle banche la ristrutturazione della propria esposizione.

A determinare la sospensione del pagamento di capitale e interessi era stata evidentemente la congiuntura economica negativa che aveva finito col riflettersi, sia pure in misura diversa, su tutti i settori di attività del gruppo (servizi aeroportuali, alberghi di lusso, immobiliare e porti turistici). Il risultato è stata una perdita di 77 milioni nel bilancio 2010 e una liquidità in fase di esaurimento, anche per la temporanea chiusura dei rubinetti bancari.

Se è vero che le imprese italiane in questo momento non se la passano troppo bene, Acqua Marcia soffre più di altri una crisi finanziaria dovuta al concorso di fattori negativi, quali la flessione del cash flow alberghiero, lo stop alla realizzazione di alcuni progetti portuali e soprattutto il ristagno del mercato immobiliare e il mancato incasso di 95 milioni di euro di una vendita già definita.

Il buco apertosi all’improvviso nelle casse aziendali per la “fuga” del compratore del complesso di piazza dei Navigatori a Roma deve aver pesato parecchio sulla situazione finanziaria, anche perché le ultime vicende non fanno presagire un incasso rapido del credito vantato da Acqua Marcia. Il gruppo Vegagest infatti, che aveva accampato il pretesto di una ritardata consegna dell’immobile per non pagare il saldo dell’acquisto (dopo aver versato una caparra di 20 milioni), in realtà sembra avere ben altri problemi. La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un’inchiesta su due grosse operazioni immobiliari della stessa Vegagest (la Santa Monica di Segrate e la MiLuce di Milano) dopo che agli acquirenti, che avevano già versato le caparre, non sono stati consegnati gli appartamenti. L’istruttoria è ancora in corso – anzi si è estesa a tutti gli affari della famiglia campana dei Siano in Lombardia – ma comunque non fa ben sperare Acqua Marcia su una rapida soluzione, non solo giudiziaria, della vicenda.

Tuttavia la situazione del gruppo romano non desta soverchie preoccupazioni perché a fronte dell’indebitamento c’è un attivo di 2,5 miliardi, certificato dai propri consulenti (Banca Rothschild) e riconosciuto più o meno negli stessi termini dall’advisor dei creditori (Banca Lazard). Per questo le banche (Bnl, Unicredit, Rbs, Banco Popolare e Cassa di Risparmio di Ferrara) non spingono più di tanto per un rientro immediato del debito, né tanto meno hanno avviato azioni esecutive di recupero.

Tutto ruota oramai intorno al piano di ristrutturazione 2011-2015 presentato alle banche da Caltagirone per ottenere una rimodulazione del debito pregresso e una nuova linea di credito di 30 milioni. A fronte della richiesta offre la disponibilità a nominare un direttore finanziario di gradimento bancario, ma soprattutto la concentrazione del core business nei due settori dell’immobiliare e dei porti turistici, con conseguente dismissione sia dei servizi aeroportuali che della catena alberghiera.

Per il primo settore sono già in corso da tempo trattative con il fondo di Vito Gamberale F2i per l’acquisto di Ata, il gestore dello scalo privato di Linate. Con lo stesso soggetto, e con altri, si è cominciato a parlare anche dei servizi di handling negli aeroporti di Malpensa, Venezia, Bologna, Ciampino e Catania. Per gli alberghi la cessione è ancora più importante, anche se non più facile. Si tratta infatti degli alberghi siciliani 5 stelle lusso: Villa Igiea Hilton, Grand Hotel des Palmes e Excelsior Hilton a Palermo, San Domenico Palace Hotel a Taormina, Excelsior Grand Hotel di Catania e il Des Etrangers Hotel & SPA a Siracusa. Francesco Caltagirone Bellavista non vorrebbe invece sacrificare il “gioiello” della sua collezione, il Molino Stucchi alla Giudecca di Venezia.

Resterebbe dunque ad Acqua Marcia il ramo di attività da cui in fondo è nata, cioè le costruzioni, sia civili che portuali. Alla prima categoria appartengono il completamento della riconversione delle aree Chiari e Forti di Treviso, Frigoriferi di Milano, il complesso Scalera di Venezia, l’EurOffice Business Center di Verona, il Mulino Santa Lucia a Catania, il Parco del Broletto a Lecco e l’iniziativa immobiliare Cassia Antica a Roma.

Per i porti turistici, si sono finalmente sbloccati i lavori per le due grandi realizzazioni del gruppo in Italia, il porto turistico di Imperia (1.300 posti barca) e il nuovo porto della Concordia di Fiumicino (1.445 posti barca, il più grande d’Europa), per il quale sono anche previste importanti infrastrutture, tra cui il Ponte Due Giugno di attraversamento della Fossa Traianea e il progetto cantieristico. E’ inoltre in fase di realizzazione il porto turistico Marina di Archimede a Siracusa.

Su un consistente pacchetto di dismissioni da un lato e sul completamento di importanti opere suscettibili di generare ricavi nel medio periodo dall’altro poggia il piano di ristrutturazione finanziaria del gruppo Acqua Marcia. Se soddisferà i creditori, che quindi potranno ridare ossigeno all’attività industriale, lo sapremo fra pochi giorni.

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