La pena dolorosa degli ospedali psichiatrici giudiziari

La pena dolorosa degli ospedali psichiatrici giudiziari

Simili ai vecchi manicomi ospitano ancora circa 1.500 detenuti dichiarati dimissibili. Dovevano chiudere ma nessuno li accoglie

La pena dolorosa degli ospedali psichiatrici giudiziari

Simili ai vecchi manicomi ospitano ancora circa 1.500 detenuti dichiarati dimissibili. Dovevano chiudere ma nessuno li accoglie

Manicomi_giudiziariSimili ai vecchi manicomi dovevano chiudere ma ospitano ancora circa 1.500 detenuti dichiarati dimissibili


ROMA – Il 27 luglio 2011 il Senato ha approvato all’unanimità la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia ed efficienza del servizio sanitario nazionale. Con tale approvazione si segnalava al Governo la necessità di chiudere definitivamente gli Opg), nati nel 1975 per sostituire i vecchi manicomi giudiziari.

In Italia attualmente ce ne sono sei con circa 1.500 internati, persone che hanno commesso un reato, ma sono considerate mentalmente inferme. Già nel 2005 il primo commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, dopo una visita agli ospedali psichiatrici giudiziari italiani aveva detto con chiarezza che per ogni internato andava chiesta una perizia psichiatrica approfondita e che per nessuna ragione i malati-detenuti sarebbero dovuti restare rinchiusi per mancanza di strutture esterne in grado di prendersene cura.

Successivamente nel 2008 il comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani e degradanti del Consiglio d’Europa, dopo una visita in Italia, dichiara che alcuni pazienti sono stati trattenuti negli ospedali psichiatrici giudiziari più a lungo di quanto non lo richiedessero le loro condizioni, altri, invece, oltre lo scadere del termine previsto dall’ordine d’internamento.

A luglio dello scorso anno la relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta, a seguito di una ispezione a sorpresa, ha evidenziato condizioni gravi ed inaccettabili, carenze strutturali e igienico-sanitarie con caratteristiche simili a carceri o ai vecchi manicomi.

Ad oggi, dei 368 internati dichiarati dimissibili, solo 101 hanno lasciato le strutture perché il sistema sanitario non è pronto ad accoglierli. La maggior parte non ha potuto lasciare l’ospedale psichiatrico giudiziario perché si ritrova senza progetto terapeutico, non ha una comunità che possa accoglierlo o una Asl che lo assista. Anche il comitato Stop Opg, composto da venticinque associazioni che da tempo si battono per la chiusura di queste strutture, continua a fare pressioni su Governo, regioni, Asl e dipartimenti di salute mentale che dovrebbero farsi carico delle persone internate.

Sebbene la risoluzione approvata all’unanimità al Senato vada in tale direzione, ancora non vi sono concrete azioni che determinano tempi e modalità per la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Il deputato Augusto Di Stanislao dell’Italia dei Valori chiede dunque come il Governo intenda procedere e con quali tempi assumendo le necessarie iniziative, se del caso normative per la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari avviando altresì una riforma del sistema della detenzione psichiatrica al fine di restituire diritti e dignità ai malati e alle persone che ci lavorano.

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