E se il decreto di Roma Capitale non fosse valido?

romacapitale-SLIDEREntro il 21 novembre doveva essere approvato il secondo decreto, non uno “schema” di decreto

 ROMA – Qualcuno il dubbio l’aveva avuto, ma lo manifestava sommessamente non ritenendo possibile che il Consiglio dei ministri, fatto anche di illustri giuristi, avesse approvato un provvedimento privo dei requisiti di legge. Ma a noi, che giuristi non siamo ma solo modesti osservatori un po’ curiosi, quella pulce ronzava nelle orecchie e allora siamo voluti andare a vedere le cose più da vicino.

Per prima cosa ci siamo andati a rileggere la legge n. 42 del 5 maggio 2009 (occhio alle date!) sul federalismo fiscale, che all’articolo 2 delegava “il Governo ad adottare, entro trenta mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione”. Poi siamo andati avanti a spulciare la stessa legge e ci siamo imbattuti nell’art. 24 che al quinto comma recita così: “Con uno o più decreti legislativi, adottati ai sensi dell’art. 2, sentiti la regione Lazio, la provincia di Roma e il comune di Roma, è disciplinato l’ordinamento transitorio, anche finanziario, di Roma Capitale”.

Facciamo un po’ di conti. La legge 42 viene pubblicata sulla G.U. il giorno dopo, il 6 maggio 2009. Mettiamoci i 15 giorni per l’entrata in vigore e siamo al 21 maggio. I 30 mesi previsti dalla legge di delega scadevano appunto, come tutti sappiamo, lunedì scorso 21 novembre 2011. E infatti proprio lunedì, in piena zona cesarini, il governo Monti con un blitz sorprendente approva il secondo decreto legislativo, quello decisivo per Roma Capitale, nel tripudio generale.

Ma che cosa ha approvato in realtà il Consiglio dei ministri? Il decreto legislativo, si è detto. No, se è vero che “i decreti legislativi adottati dal Governo sono emanati dal Presidente della Repubblica con la denominazione di ‘decreto legislativo’ e con indicazione……della deliberazione del Consiglio dei ministri e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla legge di delegazione” (art. 14 legge n. 400 del 23.8.1988). E quali sono questi adempimenti preliminari? Ormai lo sappiamo a memoria: il parere della Conferenza Stato Regioni, il parere della Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, per tornare infine in Consiglio dei ministri per l’approvazione finale e la firma del Capo dello Stato.

La “cosa” approvata dal governo Monti, prima di approdare sul tavolo del Cdm a Palazzo Chigi lunedì scorso, aveva completato l’iter di cui sopra? La risposta oggettiva è no. E allora, se non è un decreto legislativo, che cos’è? Semplice, uno schema di decreto legislativo, come è detto peraltro nell’intestazione stessa del provvedimento.

Siccome però noi siamo soltanto dei giornalisti, come già detto, digiuni di diritto, ma solo un po’ più curiosi di altri, abbiamo chiesto conferma dei nostri dubbi ad un emerito giurista. Al professor Claudio Chiola, docente di diritto pubblico alla Sapienza, abbiamo domandato se quello approvato lunedì scorso può ritenersi il decreto legislativo che trasferisce i poteri a Roma Capitale, o invece qualcos’altro. “Che io sappia – ci dice il prof – mancando tutti i passaggi prescritti dalla legge, che andavano compiuti entro la scadenza del 21 novembre, non ritengo che si possa parlare nella fattispecie di ‘decreto legislativo’. Si tratta invece semplicemente di uno schema di decreto privo dunque di qualsiasi valore normativo”.

E adesso, se il suo parere fosse confermato, che succede? “L’art. 76 della Costituzione che fissa un termine perentorio al legislatore delegato risulterebbe violato con conseguente illegittimità del decreto legislativo che, completato l’iter, dovesse essere successivamente approvato”. Quindi si può dire che lo pseudo decreto approvato l’altro giorno non ha alcun valore? “Se le premesse sono quelle citate, non si tratta di decreto legislativo ma di uno “schema” che, terminato il complesso procedimento disciplinato dallo stesso art. 2 della legge 42, ove approvato in via definitiva dal Cdm ed ammesso che venga emanato dal Presidente della Repubblica si trasforma in decreto legislativo, peraltro viziato per violazione del termine fissato con la legge di delega”. Scusi se insistiamo, questo significa che in un qualsiasi procedimento giudiziario inerente ai poteri di Roma Capitale chiunque potrebbe sollevare un’eccezione di incostituzionalità? “Temo di sì”.

Oggi come oggi quindi non vede alcun possibile rimedio per salvare Roma Capitale? “Forse l’unica cosa potrebbe essere quella di intendere l’attuale schema come un decreto legislativo integrativo del primo decreto approvato il 20 settembre dell’anno scorso; in quel caso la stessa legge 42 al settimo comma dell’art. 2 concede tre anni di tempo per l’approvazione”.

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