Due numeri di emergenza che pesano 6 milioni di euro l’anno

Emergenza_112Nel 1991 l’Unione europea decise per il numero unico, il 112. Da noi il mantenimento del 113 ci costa caro

ROMA – Avevamo raccontato nelle scorse settimane delle infrazioni e inadempienze del nostro Paese nei confronti dell’Ue per la mancata attuazione delle direttive o violazioni del diritto comunitario.

In questo caso la procedura di infrazione non è ancora arrivata, nonostante siano passati venti anni dal provvedimento emanato dall’allora consiglio della Comunità europea, ma forse un giorno o l’altro arriverà.

Nel 1991 infatti il consiglio deliberò l’introduzione del 112 quale numero unico di emergenza a livello europeo, al fine di rendere più agevole la fruizione del servizio ai numerosi cittadini stranieri presenti all’estero per ragioni turistiche, di studio o di lavoro.
Ciò nonostante nel nostro Paese è stato mantenuto anche il 113, seppure gestito congiuntamente al 112, come stabilito dal decreto ministeriale del 22 gennaio 2008 (17 anni dopo!, ndr), emanato dal ministro delle Comunicazioni e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 10 marzo 2008.

Nonostante quindi la direttiva della Comunità europea, l’Italia va avanti per la sua strada incurante delle decisioni della Ue. Inoltre, il mantenimento dello strumento tecnico che permette il doppio numero di emergenza comporta maggiori oneri per lo Stato pari a non meno di sei milioni di euro all’anno.

La situazione generale della finanza pubblica suggerirebbe di risparmiare risorse ovunque possibile. L’onorevole leghista Gian Carlo Di Viuzia interroga quindi il Governo se non ritenga opportuno realizzare dei risparmi nel settore, eliminando definitivamente la possibilità di servirsi del numero 113 e dando concreta attuazione alle disposizioni europee in materia.

In tempo di vacche magre sembra un utile suggerimento.

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